Il giudizio degli altri non deve condizionarti la vita

Tempo di lettura:

Immagine che raffigura tanti pesci neri che nuotano in una direzione e un pesce rosso che ruota nella direzione contraria, con la scritta "E se tu avessi ragione e loro avessero torto?", per l'articolo il giudizio degli altri non deve condizionarti la vita
Immagine che raffigura tanti pesci neri che nuotano in una direzione e un pesce rosso che ruota nella direzione contraria, con la scritta "E se tu avessi ragione e loro avessero torto?", per l'articolo il giudizio degli altri non deve condizionarti la vita

Tempo di lettura:

Condividi questo articolo!

Valuta questo articolo:

Clicca per votare questo articolo!
[Voti: 0 Media: 0]

Il giudizio degli altri non deve condizionarti la vita

Il giudizio degli altri non deve condizionarti la vita. Questa è una di quelle frasi estremamente banali, ma al tempo stesso eclatanti. Banale perché la sua veridicità sembra quasi scontata non appena la si sente pronunciare. Eclatante nel momento in cui si comprende quanto sia complesso metterla in pratica davvero nella vita di tutti i giorni. Abbiamo affrontato il tema del nostro giudizio verso “l’esterno”, ora proveremo a invertire la direzione della freccia per capire quanto poco valore abbia il giudizio dell’“esterno” su di noi. Come spesso accade, ci poggeremo su due storie, questa volta con protagonista il famoso Mullah Nasreddin.

Il giudizio degli altri non deve condizionarti

Per questo il saggio abbraccia l’uno e diventa il modello del mondo. Non si mette in mostra, perciò splende, non è assertivo, perciò spicca, non si vanta, perciò ottiene riconoscimento, non è orgoglioso, perciò dura. Poiché non compete, nessuno al mondo può competere con lui. [1]

Abbiamo citato questi versi del capitolo 22 del Dao De Jing diverse volte (qui, qui e qui). In questo contesto, ci interessano soprattutto perché evidenziano come il saggio non si curi assolutamente del giudizio degli altri. Innanzitutto, non si mette in mostra. Il mettersi in mostra, infatti, nasconde la brama dell’approvazione altrui. Allo stesso modo, nascondersi cela il timore dell’altrui giudizio. Il saggio non si vanta e non è orgoglioso, altri due aspetti che celano un profondo attaccamento al giudizio altrui. Il saggio semplicemente non compete: non necessità dell’esterno per misurarsi, solo della sua consapevolezza interiore.

Cosa fare quindi? Sostanzialmente anche le stesse cose, ma liberandosi dall’attaccamento all’approvazione e dalla paura del giudizio, come vedremo più avanti. Non è tanto l’azione il problema, quanto l’intenzione (yì, 意) con cui la si esegue, sempre che la si esegua con un’intenzione. Molto spesso si è infatti pilotati da reazioni del tutto non intenzionali e dalla sola mente emotiva (xīn, 心). Anche grazie a questo piccolo ragionamento, si inizia a intravedere la chiave di volta che ci permetterà (con tanta applicazione) di non curarci del giudizio altrui. Gran parte delle persone che si incontrano tutti i giorni, infatti, vive sotto il totale controllo di Xin. Questo cosa comporta?

Fregarsene del giudizio degli altri (centomila)

Ma che conoscenza può essere? È forse questa forma la cosa stessa? Sì, tanto per me, quanto per voi; ma non così per me come per voi: tanto vero che io non mi riconosco nella forma che mi date voi, né voi in quella che vi do io; e la stessa cosa non è uguale per tutti e anche per ciascuno di noi può di continuo cangiare, e difatti cangia di continuo [2].

Ciascuno di noi cambia di continuo, se non è in grado di domare la scimmia, Xin. Come si può vedere dal video che segue, la tradizione cinese ha scelto bene la scimmia come rappresentante dei continui cambiamenti emotivi che affliggono l’essere umano che non li ha domati.

Se per un attimo ci fermiamo a osservarci, è facile notare come, prede del flusso continuo di pensieri, passiamo attraverso numerosissimi stati emotivi. Pensiamo a un torto e ci arrabbiamo, pensiamo a un gesto di sacrificio e ci commuoviamo, pensiamo a un parente che sta male e ci rattristiamo: tutto nel giro di qualche minuto (se non meno). Impersoniamo quindi rapidamente numerosissime maschere: il me stesso arrabbiato, il me stesso commosso, il me stesso triste. Pensiamo che la nostra reazione (perché ancora di reazione si tratta) a una qualsiasi sollecitazione esterna sia la stessa mentre indossiamo maschere diverse? In altri termini, in pochi minuti attraversiamo diversi stati emotivi che ci portano ad avere reazioni diverse anche alle stesse richieste. Quanto possiamo ritenerci “affidabili” in tal senso? E infine, pensiamo davvero che questa condizione “affligga” solo noi?

L’affidabilità di centomila pareri diversi

Quindi, se il momento in cui chiediamo un parere a una persona può cambiare completamente la sua risposta, che peso possiamo davvero dare al giudizio degli altri? Lo stesso parere può cambiare da persona a persona e cambia anche per la singola persona nel corso della giornata, come diceva Pirandello. Perché quindi dar peso a questi pareri assolutamente inaffidabili. Conseguentemente, il parere di una persona che davvero è riuscita a catturare la scimmia e domare il cavallo, potrebbe essere sicuramente più valido, dal momento che ha smesso di saltare da uno stato emotivo all’altro. Ma quante persone conosciamo così? E soprattutto, non è mica detto che queste stesse persone non possano nel tempo cambiare idea, o avere opinioni discordanti dalle nostre, benché magari più centrate. Sicuramente si può ponderare maggiormente un’opinione di questo tipo, ma sempre facendosi poi guidare dal cuore (e dal coraggio) e dalle intuizioni.

In tal senso, assume un significato ancora più profondo uno dei dodici segreti di Zheng Man Qing: discernere vero dal falso, sostanziale e insostanziale. Non solo percepire il peso fisico quindi, ma essere in grado anche di stabilire in quali parole c’è sostanza e in quali no, per evitare di essere sballotati da opinioni diverse come delle barche cariche durante una tempesta. Tutto ovviamente, e come sempre, guidato dalla propria capacità di Ascolto.

Il giudizio degli altri non deve condizionarti la vita: Nasreddin e l’asino

Disegno con Nasreddin e il nipote a piedi davanti al loro asino

Avendo provato a mostrare perché il giudizio degli altri non dovrebbe condizionare la nostra vita possiamo passare al primo racconto. Nasreddin, suo nipote e un asino ci mostrano infatti gli effetti deleteri legati al dar peso al giudizio degli altri e come, anche per i motivi evidenziati sopra, sia praticamente impossibile far qualcosa che vada bene a chiunque.

Il nipote a piedi e Nasreddin sull’asino

Il nipote di Nasreddin, un adolescente disagiato, si rifiutava da qualche tempo di uscire di casa. Nasreddin riuscì a convincerlo a fare una passeggiata in sua compagnia, almeno per una volta. Come d’abitudine, Nasreddin si piazzò al posto d’onore sul dorso dell’asino, mentre il giovane procedeva al suo fianco. Nel primo villaggio che attraversarono incontrarono alcune persone, che commentarono: «Ma avete visto che roba? Quel ciccione se ne sta seduto comodamente sul suo asino, mentre il ragazzino deve camminargli accanto! Che indecenza, è così che si trattano i bambini?».

Nasreddin a piedi e il nipote sull’asino

Disegno con Nasreddin davanti al nipote a cavallo dell'asino

Benché a malincuore, Nasreddin smontò dall’asino, ci sistemò il nipote e proseguì per la sua strada. Poco oltre, si trovarono a passare per un altro borgo. Incrociarono degli abitanti che subito esclamarono, indignati: “Quel ragazzino dovrebbe vergognarsi! Guardate quel vecchio che riesce a malapena a trascinarsi al suo fianco, mentre lui, un giovinetto, si pavoneggia su quell’asino. Oggi come oggi non c’è più rispetto per gli anziani!”.

Entrambi sull’asino

Disegno con Nasreddin e il nipote a cavallo dell'asino, per l'articolo il giudizio degli altri non deve condizionarti la vita

Confuso, l’adolescente smontò dalla groppa e si ritrovarono tutti e due a camminare a fianco dell’asino. Nell’abitato seguente, un uomo di passaggio li scorse e sbottò: “Ma quelli devono essere completamente idioti! Hanno un asino, e nessuno dei due lo cavalca!”. Dopo qualche istante di riflessione, Nasreddin e il nipote pensarono di aver trovato la soluzione: “Monteremo l’asino insieme!”. Passarono davanti a un gruppo di paesani, che esclamarono scandalizzati: “Che crudeltà verso gli animali! In due su quel povero asino…”.

L’asino sulle spalle

“Ci resta soltanto un’opzione” disse Nasreddin al nipote. “Carichiamoci l’asino in spalla!” Presto la gente cominciò ad affacciarsi sulla soglia di casa, sghignazzando: “Ehi, venite a vedere! Ci sono due idioti che trasportano un asino!”. Si narra che, dopo quella memorabile passeggiata, il nipote di Nasreddin riprese a uscire da solo [3].

Il giudizio degli altri e le proprie leggi intrinseche

道法自然 (Dao Fa Ziran) [1] Il metodo del Dao segue le proprie leggi intrinseche

Questa frase, anch’essa del Dao De Jing, viene spesso tradotta come “Il metodo del Dao è naturale”. Per evitare equivoci sul termine, è necessario puntualizzare che Ziran, letteralmente, è traducibile con “le proprie leggi intrinseche”. È quindi da intendersi anche come vivere senza maschere, senza preoccuparsi del giudizio degli altri, mostrandosi per quello che si è. Infatti, far condizionare la propria vita dal giudizio degli altri non può far altro che portarci a vivere nella menzogna.

Questo non significa vivere senza considerazione per gli altri. Significa smettere di confondere il rispetto, che è un valore, con la compiacenza…che è una prigione. Puoi essere pienamente te stesso e trattare gli altri con cura. Anzi: spesso è solo quando smetti di recitare che riesci davvero a entrare in contatto con le persone che hai intorno [4].

Per quanto spesso criticabili, è un principio che conoscono bene i grandi marchi (anche se a volte non si direbbe). Ogni grande marchio punta a uno specifico “target” da accontentare, ritagliato da tutto il resto che invece non sarà interessato al prodotto/servizio. Un marchio che provasse ad accontentare chiunque finirebbe per non accontentare nessuno, esattamente come Nasreddin. Per meglio comprendere fino a che punto può arrivare il meccanismo di prigionia sopraccitato, immaginiamoci Nasreddin che, nei viaggi successivi, si costringe a camminare di fianco all’asino nel primo villaggio, montare in groppa sul secondo, e via discorrendo.

Fregarsene del giudizio degli altri: Nasreddin e il mercante

Disegno di Nasreddin a cavallo del suo asino, per l'articolo il giudizio degli altri non deve condizionarti la vita

Il racconto riportato metteva in luce in modo particolare il fatto che siamo circondati da persone che hanno giudizi completamente diversi, le une dalle altre, sul nostro agire. Nel secondo, che riporteremo a breve, verrà invece evidenziato come chi dà peso al giudizio degli altri possa essere sempre scontento di quello che succede, proprio perché vive nel timore costante di essere giudicato in modo negativo.

Nasreddin presta un bel caftano al mercante

Arrivò finalmente il giorno in cui Nasreddin aveva l’abitudine di rendere visita a tutti i notabili del paese. Mentre si apprestava a uscire, un mercante che lui conosceva appena e che desiderava espandere i propri affari nel suo villaggio bussò alla sua porta e gli chiese se potesse accompagnarlo. “Purtroppo non ho niente di decente da mettermi” si lamentò con Nasreddin, che allora gli prestò il suo più bel caftano.

Il mercante si fa condizionare dal giudizio degli altri

Cominciarono il loro giro rendendo visita al cadì: “Oh, gran cadì,” esclamò Nasreddin “permettimi di presentarti questo commerciante, un uomo di straordinaria probità che intende mettere il suo talento e i suoi favori al servizio della nostra cittadina. Per quanto riguarda il caftano che porta, be’, quello è mio”. “Che strano modo di parlare del sottoscritto!” protestò il mercante, infuriato. “Hai detto che questa tunica è tua, e così il cadì avrà pensato che non sono che un volgare impostore, che non ha nemmeno di che vestirsi e vuole darsi delle arie”. “Ti prego di scusarmi” gli rispose Nasreddin. “Credimi, non volevo affatto nuocerti. Vieni, ti faccio conoscere un altro personaggio importante, il nostro imam”.

E quindi resero visita all’imam. “Oh, venerabile imam,” disse Nasreddin “lascia che ti presenti un vero credente, che pratica il commercio nel più onesto dei modi. Per quanto riguarda il caftano che porta, be’, è suo”. “Ma perché mi hai descritto in quel modo!” tuonò nuovamente il mercante. “Lo fai proprio apposta! Ora l’imam penserà che sono soltanto un vanitoso, che vuole farsi notare per le sue belle vesti!” Nasreddin si scusò un’altra volta, e giurò al mercante che non avrebbe più parlato dei suoi abiti. Alla fine del loro giro, giunsero al cospetto del governatore. “Oh, potente governatore, ti presento questo commerciante, uno dei più talentuosi e rispettabili che io conosca” proclamò Nasreddin, che poi aggiunse: “E per quello che riguarda il suo caftano, be’, non dirò una sola parola”.

Perché il giudizio degli altri non deve condizionarti la vita

Ricapitolando, abbiamo mostrato sotto diversi punti di vista l’aleatorietà e la poca affidabilità del “giudizio degli altri”. Questo ovviamente, a meno di non fare un costante lavoro per legare la scimmia al palo, vale anche per noi stessi. Tuttavia, iniziare a liberarsi dal giudizio degli altri ci apre la via verso una vita coerente con ciò che siamo, in linea con le nostre leggi intrinseche. Non certamente in cerca di fama e approvazione, bensì in cerca della tranquillità necessaria a comprendere quali siano queste leggi intrinseche.

Chiedersi, come nel poster che appare in diverse scene della serie Fargo, “E se tu avessi ragione e loro avessero torto?”. Iniziare, poi, a vivere una vita in cui ci si muove con coraggio, facendo ciò che si sente giusto fare (senza appunto influenze esterne). Arrivando al massimo grado di libertà, quando si è finalmente in grado di vivere quando si deve vivere e di morire quando si deve morire.

Per approfondire

[1] Dao Dejing – Traduzione di Augusto Shantena Sabbadini;
[2] Uno, nessuno e centomila;
[3] La folle saggezza di Nasreddin;
[4] Non ho bisogno della tua approvazione per esistere – Vitiana Paola Montana;
Mai giudicare dalle apparenze;
La morte di Loegaire Buadach;
Con quale obiettivo combattere;
La vittoria e la sconfitta sono due impostori: Kipling e Hakadamare;
Perché nelle Arti Marziali è importante il combattimento;
I dodici segreti di Zheng Man Qing;
Le sconfitte personali del generale;
Il sesto senso non sbaglia mai;
Barche vuote, bufere e alte maree;
Ting Jin, l’Ascolto nelle Arti Marziali tradizionali cinesi;
Le cinque qualità fondamentali per Confucio;

Questo articolo è stato scritto senza utilizzare in nessun modo l’IA.

Condividi questo articolo!

Valuta questo articolo:

Clicca per votare questo articolo!
[Voti: 0 Media: 0]

Potrebbe interessarti anche:

Ama il tuo nemico0 (0)

Ama il tuo nemico
0 (0)

Ama il tuo nemico Ama il tuo nemico: una frase che resta sempre rivoluzionaria, nonostante il passare del tempo. Probabilmente perché non si è mai veramente convinti della sua verità e validità. È inoltre estremamente facile, come per la scusa del non ho...

leggi tutto
Liezi, ti piace vincere facile?0 (0)

Liezi, ti piace vincere facile?
0 (0)

Liezi, ti piace vincere facile Ti piace vincere facile? Un vecchia pubblicità divenne così famosa con questo slogan che ormai è entrato nel linguaggio comune. L’idea trasmessa è estremamente efficace e, per questo, abbiamo deciso di riferirci alla stessa per...

leggi tutto

Della stessa categoria:

Ama il tuo nemico0 (0)

Ama il tuo nemico
0 (0)

Ama il tuo nemico Ama il tuo nemico: una frase che resta sempre rivoluzionaria, nonostante il passare del tempo. Probabilmente perché non si è mai veramente convinti della sua verità e validità. È inoltre estremamente facile, come per la scusa del non ho...

leggi tutto
Elicitare, elicitazione e Via del Guerriero0 (0)

Elicitare, elicitazione e Via del Guerriero
0 (0)

Elicitare, elicitazione e Via del Guerriero Il termine elicitare, o elicitazione, si riferisce a tutta una serie di tecniche di comunicazione studiate per ottenere informazioni senza “mettere in allarme” chi le fornisce. Il tutto si fonda sul semplice...

leggi tutto
La scusa del non ho tempo0 (0)

La scusa del non ho tempo
0 (0)

La scusa del non ho tempo La scusa del non ho tempo, o della mancanza di tempo, è probabilmente la più diffusa al mondo. È altrettanto probabile che già parlare di “scusa” faccia storcere il naso ai più dal momento che, proprio perché così diffusa, ci si...

leggi tutto

0 Commenti

0 commenti

Invia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Aiutare tutti a diventare

Guerrieri nella vita.

Scopri tutti i benefici dei tesserati

Lasciaci il tuo numero e verrai ricontattato entro 24h

Solo gli utenti registrati possono copiare i contenuti della pagina