Il mito di Pangu, tra Cielo e Terra
Secondo la mitologia cinese il mito di Pangu è il racconto dell’origine del mondo. Il mito ha diversi spunti estremamente interessanti e, come di consueto, senza avere assolutamente la pretesa di poterli spiegare tutti, vedremo quelli per noi più interessanti. Nuovamente come di consueto, evidenzieremo in particolare i legami con la pratica delle Arti Marziali tradizionali cinesi e del Qi Gong (Qì Gōng, 气功), che evidentemente sono state influenzate e hanno omaggiato questo mito.
Il mito di Pangu
Dal momento che, sebbene estremamente diffuso in cina, qui in Italia non è il nostro pane quotidiano, riporteremo il mito di Pangu come descritto da Eleanor S. MacCormack nel suo “Capire la Mitologia Cinese” [1]
Risveglio di Pangu
Nel caos vorticoso prima che il tempo iniziasse, un enorme uovo cosmico ospitava la forma dormiente di Pangu (Pángǔ, 盤古), il primo essere vivente. Per 18.000 anni, Pangu dormì in questo uovo mentre gli elementi mescolati di yin e yang si separavano lentamente attorno a lui. Quando finalmente si svegliò, Pangu si ritrovò a fluttuare in un’oscurità informe. Stirando i suoi enormi arti, frantumò l’uovo cosmico che lo aveva contenuto. Gli elementi più leggeri e chiari si sollevarono verso l’alto per formare i cieli, mentre gli elementi più pesanti e torbidi sprofondarono verso il basso per formare la terra.
La missione di Pangu
Temendo che cielo e terra potessero fondersi di nuovo nel caos, Pangu si pose tra di loro. Puntando i piedi sulla terra e le mani contro il cielo, si spinse verso l’alto con tutta la sua forza. Ogni giorno, il cielo si elevava di tre metri, la terra si faceva più spessa di tre metri e Pangu stesso cresceva di tre metri per mantenere la separazione. Per altri 18.000 anni, Pangu continuò a crescere, allontanando sempre di più cielo e terra fino a raggiungere la loro posizione corretta, separati da una distanza di 48.000 chilometri.
Il sacrificio di Pangu
Esausto per la sua monumentale fatica, Pangu si sdraiò finalmente per riposare. Mentre moriva, il suo corpo subì un’ultima, straordinaria trasformazione. Il suo respiro divenne vento e nuvole; la sua voce divenne tuono; il suo occhio sinistro si trasformò nel sole e il suo occhio destro nella luna; il suo sangue scorse come fiumi e le sue vene formarono strade e sentieri; i suoi muscoli divennero terra fertile; i suoi peli facciali formarono le stelle e la Via Lattea; la sua pelliccia divenne foreste e campi; le sue ossa si trasformarono in preziosi minerali e pietre; il suo midollo osseo si trasformò in preziosi gioielli; il suo sudore cadde come pioggia; e i parassiti sul suo corpo divennero le varie razze umane.
Sul significato degli ideogrammi
I due ideogrammi che formano il nome Pangu, presi singolarmente hanno i seguenti significati:
- 盘, pán: vassoio, piatto;
- 古, gǔ: vecchio, classico, antico.
Il significato originale è dibattuto e per alcuni andrebbe tradotto come “Antichità arrotolata” [1]. L’immagine che ci richiama la lettura del nome e dei significati è quella di qualcosa di antico che “contiene”. Questo si sposa bene con il fatto che Pangu fosse in origine all’interno di un uovo e che il suo corpo contenesse in potenza tutto ciò che “sta tra Cielo e Terra”.
L’ordine che segue le proprie leggi intrinseche
Nel caos primordiale, lo Yin e lo Yang attorno a lui iniziano a separarsi. Il passaggio dall’Uno al Due è descritto come naturale, non controllato da entità esterne. Allo stesso modo, al risveglio di Pangu, dopo la rottura dell’uovo cosmico, il chiaro e leggero inizia a risalire laddove il torbido e pesante comincia invece la sua discesa. La separazione avviene anch’essa naturalmente. Un po’ come l’aria si stratifica in funzione della temperatura: l’aria calda tende a salire, la fredda a scendere. Come il precipitato che si forma in una soluzione. Quello del movimento naturale è un principio che abbiamo già incontrato in diverse occasioni. Non a caso è più corretto tradurre Wu Xing (wǔ xíng, 五行) come cinque mutamenti (mobili) piuttosto che come cinque elementi (statici). Altrettanto non a caso, il simbolo del Taijitu è spiraliforme è trasmette immediatamente un senso di movimento, alternanza e rotazione.
Riuscire a seguire questo flusso naturale, armonizzandosi con esso, è un’Arte, la Via descritta così bene nel DaoDeJing [2]. Riportiamo a questo proposito un estratto del capitolo 25 particolarmente significativo e utile per il mito di Pangu:
人法地, 地法天, 天法道, 道法自然.
rén fǎ dì, dì fǎ tiān, tiān fǎ dào, dào fǎ zìrán.
Il metodo/legge/via dell’Umanità è la Terra, Il metodo/legge/via della Terra è il Cielo, Il metodo/legge/via del Cielo è il Dao, Il metodo/legge/via del Dao è la legge intrinseca (naturale).
Seguire il flusso significa quindi armonizzarsi alla propria natura intrinseca, alle proprie leggi intrinseche. Lavorare per diventare in grado di essere ciò che siamo davvero, per quanto possa sembrare banale affermarlo. Come sottolinea anche la MacCormack, è interessante che la creazione non avvenga per un’iniziativa “esterna” ma perché ogni cosa segue la propria natura intrinseca.
Il mito di Pangu e la sua missione
A differenza dell’essere umano comune, al suo risveglio Pangu intuisce immediatamente quale sia il suo compito e, se vogliamo, il suo talento da mettere a frutto. Per evitare che la scintilla che aveva dato inizio a tutto andasse sprecata nel momento in cui Cielo e Terra fossero ricollassati nel caos, Pangu si frappone tra i due, creando uno spazio, un vuoto. Nuovamente, il vuoto nel DaoDeJing ha un ruolo fondamentale: “se l’uso dell’essere è benefico, l’uso del non-essere è ciò che ne crea l’utilità”. Torneremo su questo nei prossimi paragrafi. Ben radicato a Terra e con le mani rivolte verso il Cielo, Pangu impiega tutta la sua forza per tenere distanti i due.
Anche in questo caso però, l’aumento della distanza è dato dal naturale fluire delle cose. Il torbido continua la sua tendenza ad abbassarsi, il leggero a sollevarsi e Pangu cresce in statura. A conferma che tutto è inserito nell’ordinato flusso degli eventi, il Cielo, la Terra e Pangu “si muovono” della stessa distanza. Pangu non rifugge la fatica, non si prende un momento di relax, continua imperterrito nel mettere a frutto il suo talento. Ennesimo richiamo, questo, al principio espresso dal già citato proverbio “Mangia amaro, resisti alla fatica”. Il compito di Pangu perdura per 18000 anni, alla fine dei quali Cielo e Terra raggiungono la loro “corretta posizione”. Per la prima volta viene evidenziato che era presente fin dall’inizio un obiettivo, una giusta distanza tra Cielo e Terra. Non è ovviamente scritta da nessuna parte, ma Pangu intuisce di aver concluso la sua prima funzione.
Il mito di Pangu: la creazione come sacrificio di sé
A questo punto Pangu può riposarsi. Tuttavia, anche lui inizia a mutare. Si potrebbe dire che la sua prima funzione non servisse ad altro che a permettergli di diventare abbastanza grande da popolare il vuoto che lui stesso aveva contribuito a realizzare. La creazione è successiva alla fatica e avviene tramite il suo stesso sacrificio. Nuovamente, traspare il principio secondo il quale si raccoglie il frutto solo dopo un grande lavoro. È proprio quest’ultimo a predisporci a poter godere del frutto raccolto. Il percorso Marziale, la Via del Guerriero, ci modifica continuamente attraverso la fatica per prepararci al passo successivo. Inutile dire che se Pangu si fosse arreso, si fosse fermato prima, gli esiti sarebbero stati completamente diversi. Pangu manifesta le cinque qualità del praticante. Non manca di pazienza, di perseveranza e non è mosso da aspettative sul risultato,
L’umanità tra Cielo e Terra nel mito di Pangu
La giusta distanza tra cielo e terra crea lo spazio in cui la vita umana può prosperare: un regno intermedio in cui l’interazione dinamica tra le forze cosmiche genera una creazione continua [1].
Nell’articolo sui Tre Poteri, abbiamo evidenziato come gli esseri viventi si posizionino al centro tra Cielo e Terra e subiscano l’influenza delle loro energie. In qualche modo, la posizione centrale porta, in forme diverse specie per specie, a bilanciare e integrare queste influenze. In particolare, l’umanità è caratterizzata da una forte spinta alla centratura e al bilanciamento. Che poi si assolva questo ruolo o meno, sta alla consapevolezza del singolo essere umano. In tal senso, il mito di Pangu è comunque una bellissima rappresentazione dei tre poteri.
È importante dedicare maggiore attenzione al fatto che nel mito di Pangu, l’umanità nasce dai suoi parassiti. Anche la MacCormack dedica uno spazio a questa curiosa associazione:
La trasformazione dei parassiti sul corpo di Pangu implica sia l’umiltà nei confronti del significato cosmico dell’umanità, sia una profonda connessione con il mondo naturale. Questa prospettiva ha contribuito a plasmare gli approcci tradizionali cinesi all’etica ambientale, enfatizzando l’armonia con i sistemi naturali piuttosto che il dominio su di essi.
Condividendo la sua riflessione, è interessante constatare come invece, anche nella società cinese, negli ultimi decenni si sia sempre più abbandonato l’approccio armonico con la natura per orientarsi verso un modo di vivere tristemente simile a quello parassitario. Anche lo studio di questi miti potrebbe dare un’utile spinta all’inversione di rotta che, almeno per quello che ci sembra di osservare, si è già avviata negli anni recenti, non senza ostacoli.
Qi Gong e Bagua Zhang: Pangu e i tre poteri
Il fatto che il mito di Pangu sia radicato nella tradizione cinese lo si evince anche da una tecnica degli Otto Pezzi di Broccato (bāduànjǐn, 八段锦). Infatti, la tecnica “Reggere il Cielo con entrambe le mani gestisce il triplice riscaldatore” (shuāngshǒu tuō tiān lǐ sānjiāo, 双手托天理三焦) sembra omaggiare interamente la grande fatica svolta da Pangu nel distanziare Cielo e Terra. L’abbiamo evidenziata in rosso nella sequenza e riportiamo anche una foto di una sua esecuzione:


Anche il Bagua Zhang ripropone nei suoi Otto Palmi di Base (jīchǔ bā zhǎng, 基础八掌) il principio dell’uomo che unisce Cielo e Terra, centrato nello spazio tra i due. La tecnica Indicare il Cielo, Penetrare la Terra (zhǐ tiān chā dì, 指天插地) da proprio un’idea del ruolo dell’essere umano e della sua relazione tra queste due forze. Indicare il Cielo, obiettivo verso cui tendere, penetrare la Terra, dove trovare sostegno e radicamento nel percorso.

La filosofia, i principi e la profondità degli insegnamenti presenti nel mito non smette mai di stupire. Continua, inoltre, a segnare in modo indelebile chiunque sappia tendere l’orecchio per ascoltare ciò che ha da dire.
Per approfondire
[1] Capire la Mitologia Cinese – Eleanor S. MacCormack;
[2] Dao Dejing – Traduzione di Augusto Shantena Sabbadini;
I cinque elementi;
I significati di Dao e di Taiji;
Zhuang Zi, l’Arte di seguire il flusso;
Barche vuote, bufere e alte maree;
Liezi, ti piace vincere facile;
Arti Marziali e fatica;
Le cinque qualità del praticante;
I tre insegnamenti importanti di Banzo;
Essere come l’acqua e la Via del Guerriero;
Le aspettative disattese e la pesca;
I tre poteri;






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