Liezi, ti piace vincere facile
Ti piace vincere facile? Un vecchia pubblicità divenne così famosa con questo slogan che ormai è entrato nel linguaggio comune. L’idea trasmessa è estremamente efficace e, per questo, abbiamo deciso di riferirci alla stessa per trattare un tema presente in due bellissime storie, tratte dal classico cinese Liezi (o Lieh Tzu in Wade-Giles) [1]. Entrambe hanno come tema quello di una “sospetta abilità”, che va e viene a seconda delle condizioni al contorno. Grazie proprio a questa sua caratteristica, si comprenderà come ci sia una seconda abilità da ricercare, con ancor più forza, dal momento che venendo meno questa viene meno anche la prima. Iniziamo però, ricordando brevemente il primo spot della serie, che ci fornirà una simpatica base di partenza.
Ti piace vincere facile
L’inquadratura è quella di un isola, Robinson Crusoe è seduto in spiaggia ad ammirare il mare. Alle sue spalle, silenziosamente, si avvicina Venerdì che gli copre con la mani gli occhi per fargli indovinare chi sia. Robinson indovina immediatamente e Venerdì se ne va via scocciato. Questa scena divertente, in realtà, si ripresenta quotidianamente nella vita di tante persone che difficilmente resistono alla tentazione di una scorciatoia. Per l’ennesima volta prediligiamo così la comodità alla fatica, perdendo però un’occasione di crescita. L’aspetto comico nasce spesso proprio dal riconoscersi lo stesso meccanismo ridicolo, di aver vissuto la stessa esperienza. Se la si è vissuta da protagonista purtroppo può capitare che, più che prendere il tutto come uno stimolo al miglioramento, ci si senta semplicemente offesi. Viene messa in evidenza, in questo modo, l’efficacia della comicità che, come diceva Ricky Gervais “è una medicina per le cose brutte della vita”.
Il difficile sta nel cogliere la mano che la comicità ci tende proprio quando veniamo toccati direttamente. Nelle storie che vedremo, Bohun Wuren e Confucio punzecchiano e rimproverano i loro allievi, proprio per stimolarli a superare i loro limiti. Ovviamente non attraverso scorciatoie o espedienti mossi dalla pigrizia, quanto spingendoli a mettersi realmente in gioco e in posizioni scomode. Fatte le solite doverose premesse, possiamo finalmente passare ai due racconti e, successivamente, a un piccolo commento. Iniziamo con la prima, che vede protagonisti il Maestro Bohun Wuren, Liezi stesso e la sua abilità con l’arco.

Liezi e il tiro con l’arco: ti piace vincere facile?
Lie Yukou (Liezi, ndL) stava mostrando le sue doti di arciere a Bohun Wuren (il suo Maestro). Tendeva l’arco fino in fondo e scoccava la freccia con mano così ferma che poteva tenere una tazza d’acqua appoggiata sul gomito senza rovesciarla. Inoltre, non appena scoccata la freccia, una seconda già era al suo posto; il tutto restando immobile come fosse una statua. Bohun Wuren disse: “Questo è un tiro che è un tiro, ma non è un tiro che non è un tiro. Vieni con me su un’alta montagna. RItto su un dirupo. sull’orlo di un abisso di mille piedi, sarai ancora in grado di tirare con l’arco?”
Perciò si arrampicarono su un’alta montagna. Ritto su un dirupo, sull’orlo di un abisso di mille piedi, Bohun Wuren volse le spalle al precipizio e arretrò finché i suoi piedi per metà sporgevano nel vuoto. Dopodiché, congiungendo le mani sul petto e inchinandosi, invitò Liezi a raggiungerlo. Ma Liezi era prostrato al suolo, coperto di sudore da capo a piedi. Bohun Wuren gli disse: “L’essere umano perfetto contempla il cielo azzurro in alto, scende fino alle Sorgenti Gialle in basso e si spinge fino ai confini delle otto direzioni senza che il suo spirito e il suo respiro siano turbati. Tu invece tremi e volgi via lo sguardo! Se volessi centrare il bersaglio in questo momento, saresti certamente in pericolo!”[1]
Liezi e il tiro con l’arco: le condizioni al contorno
Con un approccio “leggermente” forte, Bohun Wuren pone il suo allievo di fronte alla prova più grande da superare: la paura della morte. L’abilità con l’arco di Liezi è infatti insuperabile, descritta quasi come mitica. Tuttavia, la sua mano ferma, la sua velocità e la sua immobilità sono figlie dell’estrema condizione di calma che circonda Liezi nell’atto dello scoccare una freccia. Bohun Wuren nota subito che a Liezi manca l’aspetto più importante, e infatti afferma che “Questo è un tiro che è un tiro, ma non è un tiro che non è un tiro”. Per comprendere meglio questa frase criptica, riportiamo un piccolo estratto da “Lo zen e il tiro con l’arco” di Herrigel.
Col tempo diversi tiri l’uno dietro l’altro riuscirono a colpire il bersaglio, naturalmente sempre tra molti mal riusciti. Ma se accennavo appena ad esserne orgoglioso, il Maestro mi redarguiva con insolita durezza. “Che le viene in mente?” esclamava. “Dei colpi cattivi non deve irritarsi, questo lo sa da un pezzo. Impari anche a non rallegrarsi di quelli buoni. Lei deve liberarsi dell’altalena del piacere e dispiacere. Deve imparare a starne al disopra con distacco e indifferenza e perciò a rallegrarsi come se un altro e non lei avesse tirato bene. Anche in questo deve esercitarsi instancabilmente. Non può nemmeno immaginarsi quanto sia importante”[2].
Un tiro che non è un tiro è il bersaglio che si è colpito da solo di cui, ancora una volta, parla Herrigel:
“Ma come può partire il colpo se non lo tiro ‘io’?”. “‘Sì’ tira”.
Il tutto, sottolinea nuovamente come la vittoria e sconfitta siano due impostori e la vera maestria si sviluppi solo attraverso senza aspettative sul risultato.
La freccia “si tira” se non ti piace vincere facile
E se io, risparmiandole di farne lei stesso l’esperienza, volessi metterla sulla strada, sarei il peggiore dei maestri e meriterei di essere cacciato. Dunque non parliamone più, ma esercitiamoci! [2]
Raggiungere il risultato sperato senza maturare il principio attraverso l’esperienza, non è possibile. Quindi, come già detto, ben venga la fatica e bando alla fretta e alle scorciatoie. Il racconto di Liezi e Bohun Wuren sottolinea anche un altro importante aspetto. Qual è l’obiettivo di questa pratica? Colpire sempre un bersaglio o diventare esseri umani perfetti in grado di contemplare qualsiasi situazione senza che “lo spirito e il respiro siano turbati”? Essere in grado di brandire la spada del Figlio del Cielo o diventare maestri della spada dell’uomo comune? Inserite in questo contesto, diventano ancor più significative le parole del Maestro Zheng Man Qing:
Io non aspiro a essere un Buddha vivente, tutto ciò che voglio è diventare un essere umano.
È importante riuscire a stabilire le proprie priorità, valutando correttamente la posta in gioco, gli obiettivi e i traguardi, ma senza lasciarsi condizionare dagli stessi (in termini di attaccamento al risultato). Il tema della posta in gioco ci permette di ricollegarci alla seconda storia.

Confucio e la posta in gioco: ti piace vincere facile?
Yan Hui disse a Confucio: “Una volta attraversai le acque profonde di Shangshen. Il traghettatore manovrava la sua barca come un dio. Gli chiesi: ‘Manovrare una barca così è una cosa che si può imparare?’ Mi rispose: ‘Si può. Uno che sa nuotare lo può imparare; un buon nuotatore lo impara facilmente; e chi sa immergersi lo sa fare anche se non ha mai visto una barca prima.’ Lo interrogai ulteriormente, ma non volle dirmi altro. Posso osare chiederti cosa può aver voluto dire?”
Confucio rispose: “A lungo ho chiacchierato con te di queste cose, ma non hai mai capito. Eppure certamente abbiamo condiviso il Dao! Uno che sa nuotare può imparare a manovrare una barca perché non ha paura dell’acqua. Un buon nuotatore lo impara facilmente perché si dimentica completamente dell’acqua. Infine chi sa immergersi lo sa fare anche se non ha mai visto una barca prima perché per lui l’acqua profonda è come la terraferma e il capovolgimento di una barca non è più grave di un carro che su un pendio scivola indietro. Anche se gli si presentano diecimila possibilità di capovolgimento o di scivolamento, non possono penetrare nello spazio in cui si trova. Perché mai dovrebbe sentirsi a disagio?
Se in una gara la posta è un solo gettone, ti senti un giocatore capace; se la posta è una fibbia di pregio, ti senti insicuro; se la posta è oro genuino, sei sull’orlo di una crisi di nervi. Eppure la tua abilità è la stessa. Ma quando dai importanza a qualcosa, dai peso a ciò che è fuori di te; e chi dà peso a ciò che sta fuori diventa goffo dentro.” [1]
Il Dao di ogni Arte non è facile
Il traghettatore ricorda, con le sue parole, l’uomo che segue il Dao dell’acqua e l’Arte di seguire il flusso. Anche in quel caso ci si ritrova di fronte a qualcuno che ha superato le paure legate all’attività che fa. Di conseguenza, la svolge rilassato, presente ed con estrema abilità. È interessante, in tal senso, la frase di apertura di Confucio. Le parole e la teoria non sono sufficienti. La vera comprensione arriva attraverso l’esperienza, e quindi anche lo studio della tecnica.
Le due storie presentano lo stesso problema da due angolazioni contrapposte. Nel primo caso abbiamo un maestro della tecnica che non ha realmente compreso i principi. Nel secondo caso qualcuno che si è limitato al provare a comprendere senza far pratica. Anche Fujiwara e Hakadamare rappresentano, a loro modo, due opposti. Il primo non da peso a ciò che sta fuori, risultando praticamente invincibile, il secondo sì, ed è invece goffo dentro (e di conseguenza anche fuori). È interessante anche sottolineare che la stessa condizione di assenza di paura, potrebbe essere provata anche per “ignoranza”. Non conoscere il problema e i pericoli che da questo derivano, potrebbe portare ad operare in modi assolutamente inaspettati e simili a quelli finora esposti. Avevamo trattato il tema parlando della fortuna del principiante. Ovviamente è da preferire il percorso complesso e formativo proprio perché non caratterizzato esclusivamente da “fortuna”.
A chi pratica Arti Marziali piace vincere facile?
L’ultima parte del racconto di Confucio evidenzia un altro aspetto interessante: pur con la stessa abilità, la posta in gioco cambia le emozioni che si provano durante la partita. Questo è l’ennesimo esempio di un problema che scritto in questo modo sembra banale, tuttavia in tanti purtroppo lo vivono quotidianamente. Anche il mondo delle Arti Marziali ne è affetto. Com’è possibile pensare che si riesca a eseguire una tecnica provata in tutta tranquillità, con la posta in gioco di un solo gettone e quindi come il tiro con l’arco di Liezi, di fronte a un pericolo reale, e quindi giocando “oro genuino” sull’orlo di un precipizio? Si capisce bene che non basta allenare la tecnica, ma in qualche modo bisogna allenare anche la nostra capacità di stare sull’orlo del precipizio. Senza necessariamente iniziare con “l’oro genuino” si potrebbe testare la propria abilità con “la fibbia di pregio”.
In tal senso una gara, una competizione sportiva, un combattimento amichevole, potrebbero rivelarsi utili per il lavoro sulla propria capacità di “non dar peso a ciò che sta fuori”. Così facendo si potrebbe elevare anche questo tipo di evento al di sopra della mera competizione, rivolgendola a una causa ben più nobile e importante per il praticante. Anche per questo motivo, sarebbe corretto essere chiari fin da subito, soprattutto nel presentare corsi veloci da uno o pochi weekend, e spiegare come l’abilità più importante richieda anni e anni per essere davvero coltivata e sviluppata. Quell’abilità che è richiesta proprio quando si gioca “oro genuino” e non solo “gettoni”; quell’abilità che ci permette di “conservare le altre nostre abilità” a prescindere da ciò che sta fuori; quell’abilità che ci rende come “barche vuote”.
Per approfondire
[1] Liezi, traduzione di Augusto Shantena Sabbadini;
[2] Lo Zen e il tiro con l’arco;
Si scrive Taiji Quan o Taichi Chuan?;
Arti Marziali e fatica;
Le cinque qualità fondamentali per Confucio;
La paura della morte e la Via del Guerriero;
L’Arte come esperienza e l’incredulità;
Le aspettative disattese e la pesca;
La vittoria e la sconfitta sono due impostori: Kipling e Hakadamare;
I tre insegnamenti importanti di Banzo;
Con quale obiettivo combattere;
Le tre spade di Zhuang Zi;
Le tre paure da vincere nella pratica;
La scusa del non ho tempo;
I significati di Dao e di Taiji;
Zhuang Zi, l’Arte di seguire il flusso;
Fang Song, un rilassamento attivo;
Mente ferma, attenzione e concentrazione;
La fortuna del principiante;
Barche vuote, bufere e alte maree;







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