Forza e Coraggio… e Kung Fu

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Disegno bicolore (rosso e nero) di una spadaccina con sul retro il sole, copertina dell'articolo forza e coraggio... e kung fu
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Forza e coraggio… e Kung Fu

Forza e coraggio! È quantomai curioso e motivante quando, nello studio e nella ricerca, si incontrano due motti estremamente simili tra loro, ma che hanno preso piede in due parti del globo decisamente distanti. In questo caso, i portatori di questa somiglianza sono il nostro più che conosciuto, e già riportato, “Forza e coraggio” e l’altrettanto conosciuto 一膽, 二力, 三功夫 (ovviamente, in Cina). Dal momento che hanno un significato diverso, partiremo con lo spiegare entrambi, per poi portare una piccola riflessione che unisca i puntini.

Forza e coraggio!

Forza e coraggio in realtà è un’abbreviazione del proverbio “Forza e coraggio che dopo Aprile viene Maggio!”. La stessa è un modo un po’ più elaborato di ricordare al nostro interlocutore che “anche questo passerà”. La grande ruota continua a girare, cantavano i Creedence Clearwater Revival in Proud Mary [1]. E anche in Italia non ci mancano esempi meravigliosi di canzoni che veicolano questo concetto. Basti pensare a “Ma il cielo è sempre più blu” del grandissimo Rino Gaetano. Panta rei, tutto scorre o, se preferiamo, tutto muta continuamente. Concetto facente parte anche della tradizione cinese (marziale e non), visto e considerato che l’impianto filosofico è sostanzialmente basato sul simbolo del Taijitu (Tàijítú, 太极图), sulla teoria dei cinque mutamenti (wǔxíng, 五行) e sul classico dei mutamenti (Yì Jīng, 易经).

Insomma, la mutevolezza che molto spesso spaventa o rattrista attraverso amicizie che si perdono, l’invecchiamento, la morte… quella stessa mutevolezza è la salvezza nei momenti di difficoltà anche apparentemente senza uscita. Principio che aveva ben integrato il Maestro zen della storia che, proprio per questo, rispondeva sempre “Se è bene o male, chi può saperlo?”. La capacità di portare sempre con sé principi di questo tipo, senza bisogno che ce li ricordino incoraggiamenti esterni, è anch’essa un ottimo esempio del riuscire a vivere ciò che si fa, del portare l’Arte Marziale anche fuori dalla palestra. Compreso il senso, sarà un caso che si invochino proprio forza e coraggio?

Perché proprio forza e coraggio

Dal nostro punto di vista assolutamente no. Al di là della realizzazione che tutto è mutevole, è pur vero che per affrontare le difficoltà servono proprio forza e coraggio. Il coraggio, l’agire guidati dal cuore e quindi la capacità di lasciarsi andare all’intuizione; e la forza che ci permette di reggere il colpo ed eventualmente rispondere. Ovviamente, neanche il caso di dirlo, non si intende forza fisica, ma quella forza data dalle esperienze accumulate proprio grazie anche alle difficoltà superate. Più aumenta l’acqua, più in alto sale la barca. Queste esperienze non fanno altro che permetterci sempre più di affrontare il nuovo in modo lucido, calmo e sereno. Caratteristiche che in passato avevamo associato a una particolare delle cinque qualità fondamentali per Confucio: la Saggezza.

È interessante notare come quanto finora esposto sia racchiuso nella preghiera della serenità di Reinhold Niebuhr:

Dio, concedimi la serenità per accettare le cose che non posso cambiare, il coraggio di cambiare quelle che posso, e la saggezza per saperle distinguere.

Serenità, coraggio, saggezza, e quindi forza si configurano quindi come ciò che è necessario al superamento delle difficoltà. Non a caso, la preghiera sopra riportata è entrata poi a far parte anche del programma dei dodici passi degli Alcolisti Anonimi.

Primo il coraggio, seconda la forza, terzo il Gong Fu

Primo il coraggio, seconda la forza, terzo il Gong Fu: così può essere tradotto il proverbio cinese presentato nell’introduzione (yī dǎn, èr lì, sān gōng​fu, 一膽, 二力, 三功夫). Dopo quanto già riportato è facile notare le similitudini. Tuttavia, anche in questo caso scenderemo maggiormente nel dettaglio. Nello specifico del proverbio cinese, l’accento è posto maggiormente sulla scala gerarchica, riferibile sia al tempo che all’importanza. Nello studio di una qualsiasi arte o, per meglio dire, nello sviluppo di una qualsiasi abilità ottenuta per mezzo del lavoro (Gong Fu in pinyin, Kung Fu in Wade-Giles), sono primariamente e preliminarmente richiesti forza e coraggio.

Prima di tutto, il coraggio.

Immagine di un ragazzo che salta da una rupe a un'altra al tramonto, per l'articolo forza e coraggio... e kung fu

Abbiamo citato questa qualità tantissime volte. La personalità tende all’istinto di sopravvivenza, a non rischiare e a ricercare continuamente una zona di comfort. Ma dentro di noi c’è qualcos’altro che ci spinge invece nella direzione opposta. Una spinta a osare, a faticare, a rischiare abbandonando proprio quella zona di comfort. Accettare la fatica come Pangu, il confronto con il nemico, per poi riuscire a vincere le tre paure e affrontare, infine, anche la paura della morte. Questa spinta, questo coraggio, è quindi ciò che alimenta il fuoco della crescita. Non a caso quindi è da porre prima di tutto il resto. Un percorso senza coraggio non sarà un vero percorso. Non ci permetterà infatti di “partire all’avventura” a sufficienza da maturare le esperienze di cui necessitiamo.

Ribadiamo anche in questa sede, a scanso di equivoci, che il coraggio non è da intendersi come il gettarsi senza criterio nella fossa dei leoni. “Vivere quando si deve vivere, morire quando si deve morire”, non “Morire sempre e comunque”. Il coraggio richiede una buona capacità strategica e l’elasticità necessaria ad adattarla ai cambiamenti. Per citare Robert Greene, essere votati più ad Atena che ad Ares. Non “instaurare un conflitto violento” ma essere in grado di gestirlo se viene fatto partire da altri e noi ne siamo il bersaglio. Seguire ciò che si sente giusto, ciò che si sente di dover fare, senza farsi bloccare dalle paure. Anzi, muovendosi lucidamente e consapevolmente per ottenere il conseguente risultato.

L’importanza della forza

Bodhidharma lo sapeva bene. Cosa può scaturire di buono da una filosofia creata da individui dalle spalle curve e dal corpo avvizzito? [3]

Disegno di una donna guerriera armata di mazza e scudo

Nelle parole scherzose di Bolelli si cela, ma neanche più di tanto, una profonda verità. Il collegamento tra interno ed esterno o, se vogliamo in questo caso tra mente e corpo, è ben noto in Oriente. Tuttavia, se consideriamo vera la teoria secondo cui Bodhidharma in realtà venisse dalla Persia [4], probabilmente all’epoca della sua prima visita al monastero Shao Lin non era ancora così nota. C’è da dire che di questo legame parlano anche gli antichi romani con il famoso verso di Giovenale “Mens sana in corpore sano”. Più recentemente, la stessa è stata ripresa e riformulata, in modo decisamente interessante, dal famoso brand ASICS (Anima Sana In Corpore Sano). Insomma, questo principio ha attraversato i millenni per giungere fino a noi saldo e valido come un tempo.

Abbiamo visto nella prima parte l’importanza della forza, non da intendersi solo come fisica. Se il coraggio è il fuoco, se l’attività è la pentola e ciò che ci bolle dentro, la forza è il supporto su cui poggiarla. Senza forza, senza la capacità di tenere una giusta distanza e di sorreggere il peso non otteniamo altro che una pietanza scotta o bruciata. Per questo è importante fortificarsi dentro e fuori. O meglio, fortificarsi dentro per fortificarsi fuori e viceversa. A tal proposito, è estremamente importante l’attenzione al lavoro sullo sviluppo di una forza morbida (né dura, né molle) che dedicano le Arti Marziali tradizionali cinesi nella pratica. La forza dovrebbe intendersi quindi come quella capacità di assorbire e rilasciare l’urto (o il problema, o la difficoltà), non di accusarlo interamente né di rigettarlo del tutto col rischio di spezzarsi nell’impatto.

Infine, il Gong Fu

Fotografia di un ragazzo che esegue una tecnica di calcio su un compagno d'allenamento

Solo successivamente si passa alla terza fase, cioè ottenere davvero un’abilità per mezzo del lavoro. Come già anticipato, senza le prime due qualità diventa davvero complesso poterlo fare realmente. Basti anche solo pensare a quanta forza e coraggio serve per uscire dalla comfort zone e andare ad allenarsi! O quanta forza e coraggio serva per cimentarsi in un mestiere artistico, soprattutto di questi tempi! Con le solide basi di forza e coraggio, invece, la pratica di qualsiasi Arte trova terreno fertile. A questo punto è inevitabile, a nostro avviso, che a qualcuno venga un dubbio in particolare: ma non dovrebbe essere il Gong Fu (in senso esteso e corretto) a darmi forza e coraggio? Beh, è ovviamente vero anche questo e, per dare ancor più forza a questa affermazione, ci affideremo a un altro proverbio cinese.

Il cerchio si chiude: Gong Fu, forza e coraggio

艺高人胆大 Yì gāo​rén dǎn​dà

Questo proverbio può essere tradotto come “Una persona abile nell’Arte è coraggiosa”. Questo vale sia come conferma di quanto sopra esposto, dal momento che per essere diventati bravi nell’Arte si deve esser stati anche coraggiosi; sia nel senso esattamente complementare, dato che attraverso l’abilità nell’Arte ho sviluppato anche la capacità di essere coraggioso. In questo modo, come anticipato nel titolo del paragrafo, chiudiamo il cerchio di questo circolo virtuoso che lega forza, coraggio e Gong Fu. In tutti gli articoli legati all’Arte nella vita quotidiana e alla Via del Guerriero, abbiamo in qualche modo analizzato questo legame. Il coraggio dona forza e ci permette di migliorare nella pratica. La forza anch’essa ci permette di migliorare nella pratica e ci fa sentire più sicuri, rendendo più semplice l’essere coraggiosi. La pratica ci permette di sviluppare forza interiore e coraggio.

Forza, coraggio, gong fu e combattimento

Nell’Arte Marziale questo traspare maggiormente nell’attività che più caratterizza questo percorso: il combattimento. Senza timore di ripeterci, il combattimento rappresenta il momento in cui davvero si riesce a comprendere quanti e quali passi avanti sono stati fatti nel proprio percorso. Per restare in tema: sia da un punto di vista del coraggio, che della forza, che dell’abilità. Sebbene sia vero che solo un combattimento reale potrebbe “offrire” l’occasione di testarsi sul serio nei traguardi raggiunti, è ovviamente auspicabile che non ci si ritrovi in quella situazione. Tuttavia, sia il combattimento sportivo che quello tradizionale, nelle varie forme controllate, permettono comunque di avvicinarsi a quello stato mentale, emotivo e fisico correndo molti meno rischi.

Per questo motivo è importante, soprattutto ovviamente per chi segue questo percorso, cimentarsi nel combattimento senza troppe remore. Benché meno di impatto, anche le competizioni basate sull’esecuzione di una serie di tecniche o movimenti, come i Tao Lu, o le gare di ritmica e artistica (per citarne due a caso), offrono tanto da questo punto di vista. Ovviamente, l’impatto è anche proporzionale alla posta in gioco. In tal senso, e per quanto ci riguarda sostanzialmente solo in tal senso, è utile partecipare alle competizioni o esibizioni dell’Arte che si pratica: offrire una performance artistica di alto livello che combini coraggio, forza e abilità.

Per approfondire

[1] Proud Mary – Creedence Clearwater Revival;
[2] Ma il cielo è sempre più blu – Rino Gaetano;
[3] Per un cuore da Guerriero – Daniele Bolelli;
[4] Bodhidharma (Wikipedia);

I significati di Dao e di Taiji;
I cinque elementi;
Mai giudicare dalle apparenze;
La teoria e la pratica nelle Arti Marziali;
Il sesto senso non sbaglia mai;
L’Arte come esperienza e l’incredulità;
Barche vuote, bufere e alte maree;
Le cinque qualità fondamentali per Confucio;
Il significato di kungfu e di wushu;
Si scrive Taiji Quan o Taichi Chuan?;
Arti Marziali e fatica;
Il mito di Pangu, tra il Cielo e la Terra;
Ama il tuo nemico;
Le tre paure da vincere nella pratica;
La paura della morte e la Via del Guerriero;
Differenza tra strategia e tattica nelle Arti Marziali;
Sei ideali fondamentali secondo Robert Greene;
Aspetto esteriore e Arti Marziali;
Liezi, ti piace vincere facile;
Con quale obiettivo combattere;

Questo articolo è stato scritto senza utilizzare in nessun modo l’IA.

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