Il Coach di The Gentlemen e Munenori

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Fotogramma del film the gentlemen con in primo piano il personaggio del Coach. Copertina dell'articolo il coach di the gentlemen e Munenori
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Il coach di the gentlemen e Munenori

Il Coach è un personaggio del film di Guy Ritchie “The Gentlemen”. Munenori, invece, è stato un samurai e Maestro di spada famosissimo nella sua epoca e ancor oggi. Cosa accomuna il personaggio fittizio del “Coach” e il Maestro Munenori? Come vedremo a breve, il primo applica in modo del tutto naturale uno dei profondi insegnamenti del secondo. Ma prima di approfondire questo aspetto, presenteremo brevemente i due personaggi, almeno negli aspetti a noi utili per portare avanti il discorso. Iniziamo quindi da “Il coach” e dal suo ingresso in scena nel film.

Il coach in The Gentlemen

Con il ritmo incalzante tipico dei film di Guy Ritchie, The Gentlemen racconta la storia di un boss della malavita deciso a ritirarsi dalle scene. A partire da questa sua scelta, tuttavia, si avvia un effetto domino che coinvolge diversi gruppi di persone, inizialmente non collegati tra loro. Uno di questi, è proprio il Coach. Benché a conti fatti appaia relativamente poco nel film, diventa presto un personaggio chiave, carismatico grazie alla sua praticità e schiettezza. È proprio la scena in cui fa la sua prima comparsa nel film che ci servirà da aggancio per ciò che vogliamo esporre. Per chi non ha visto la pellicola, riportiamo l’estratto e la traduzione in italiano dei dialoghi:

Il Coach nel fast food

Bullo1: Capo mettimi due hamburger sul fuoco! E svelto capito?
Bullo2: E io voglio due patatine.
Coach: Cos’è questa puzza di piscio qui dentro?
Bullo2: Chi è questo cogl*one?
Coach: Non starmi vicino, figliolo. Hai mischiato il collutorio con il piscio di gatto. Fai due passi indietro e aspetta il tuo turno.
Bullo1: Levati di mezzo, vecchio, o ti bagno col tuo sangue.
Coach: Riusciresti a bagnare solo le tue mutande. E ora, fai due passi indietro.
Bullo2: Trigger, sta a te! Dai, sta a te!
Bullo1 (Trigger) estrae il coltello
Bullo2: Forza, fratello. Colpiscilo!
Coach: Sì? Bulli intorno: Colpiscilo c*zzo! Infilzalo, fratello!
Mentre trigger si avvicina, Coach colpisce il suo braccio facendogli cadere a terra il coltello.
Coach: Allora, se devi pugnalarmi, pugnalami, Trigger. Non… sai com’è… ballare. La gente nel locale esce.

Coach: Chi siete? Una tribute band dei Four Tops o cosa? I Fore-Skins. I Red-Skins. Ehi, ehi, ehi, arrivano gli indiani. Un po’ di Northern Soul, ragazzi? Facciamo tornare Marvin Gaye quello di un tempo! Sono tutto un fuoco, ragazzi. Avanti, facciamo un po’ di movimento. Coraggio, dai, cosa avete per me? Però sbrigatevi! E che sia divertente!
Bullo2: Vaffanc*lo (pronunciato con rabbia ma con indecisione).
Coach: Cavolo, è deludente. No, no, non così. Riprova! Riprova! Ora, cerca di essere tagliente (ironizzando sul fatto che il bullo ha un coltello). Fammi a fette!
Bulli: Colpiscilo, c*zzo! Avanti! Sì, avanti!
Bullo2 si avvicina ma titubante. Il Coach colpisce anche la sua mano facendo cadere il suo coltello e versandogli della salsa negli occhi. Poi man mano che si avvicinano gli altri li mette fuori combattimento con decisione.

Coach: Vi state mettendo in ridicolo, ragazzi! I bambini pugnalano, le ragazze sparano, i ragazzi fanno a pugni. Gli adulti combattono con la testa! La vera battaglia è qui. Qui, nel cervello. Ora svegliatevi, ragazzi. La vita è veloce e voi siete lenti. La vita è dura per i giovani della classe operaia. Venite in palestra. Vediamo cosa riusciamo a fare di voi.

La calma del Coach di The Gentlemen

La scena mette subito in evidenza la calma e la sicurezza di sé del Coach. Non ha paura dei bulli appena entrati, non ha timore di “attaccarli” verbalmente per far rispettare la fila. Questa calma che mostra, inquieta i bulli che, nelle loro azioni successive, benché aggressivi “a parole”, restano estremamente dubbiosi su come gestire un personaggio di quel tipo. Sicuramente si sarebbero aspettati una reazione più “intimorita”, che avrebbe tra l’altro alimentato la loro aggressività. Il Coach invece è calmo, appunto, e si lascia andare anche a qualche presa in giro e battuta sulle circostanze e sui ragazzi che lo circondano. Lascia avvicinare il primo ragazzo titubante fino ad arrivare alla giusta distanza per disarmarlo. Dopo averlo colpito “fisicamente”, lo colpisce anche verbalmente con una frase che, anch’essa, ha il sapore di una presa in giro: se devi pugnalarmi pugnalami, non ballare.

Il Coach se combatte, combatte

Senza voler scendere nel dettaglio dei risvolti legali della difesa personale, vorremmo soffermarci sulla frase del Coach appena citata perché ci permette di trattare un argomento che ci sta a cuore da ormai tanti anni. I film ci hanno mostrato combattimenti sempre estremamente “mentali” e controllati. Durante gli allenamenti nello sparring, è bene imparare fin da subito a controllare i propri colpi. Un colpo è sostanzialmente ben controllato se mantiene una buona velocità riducendo però al minimo la forza d’impatto. Nell’allenamento questo è ovviamente fondamentale per non farsi male inutilmente. Se però usciamo dall’allenamento a coppia, il colpo non può più essere controllato. I già citati combattimenti del cinema basano la loro spettacolarità proprio sul controllo, soprattutto nello stereotipo del “maestro buono” sfidato da una banda di scapestrati (messi fuori combattimento in modo spettacolare senza che nessuno si faccia realmente del male).

In realtà un combattimento vero è tutt’altro che spettacolare. A tal proposito è emblematica la vicenda del Maestro Guo Yunshen, che uccise un uomo con un pugno solo, atto per il quale finì anche in carcere. A meno di non condire il tutto in modo comico e surreale (come nel fumetto One Punch Man), un combattimento che si conclude con un solo pugno non avrebbe troppo impatto sul pubblico. Tuttavia, i marzialisti sanno bene che questo è l’ideale verso cui tendere, se e quando si decide di intervenire in tal senso: mettere fuori combattimento nel più breve tempo possibile l’avversario, per aprirsi una via di fuga. Ogni pietà, ogni incertezza, rischia di danneggiarci. Per certi versi il combattimento è un interruttore che è o acceso o spento, non ci sono mezze misure. Ed è per questo motivo che chi ha veramente compreso il combattimento fa di tutto per evitarlo.

Se lo conosci lo eviti

Sempre per questo motivo, Bokuden ha ideato l’Arte di combattere senza combattere, Musashi applicava diversi espedienti strategici e tattici per portare a casa la vittoria e Feng Zhiqiang aveva fissato la “paradossale” regola di non combattere. Se devo combattere combatto, non “ballo”. Nel momento in cui intuisco che non c’è altro da fare, non posso fare passi indietro, non posso avere incertezze, e devo agire con astuzia:

兵者,诡道也
bīng zhě, guǐ dào yě
La Guerra è anche la Via dell’Astuzia [1].

Alla luce di quanto detto fin’ora, dovrebbe stupire un po’ meno le forti parole con cui il Maestro Wang Xiangzhai ha descritto il combattimento:

Wang Xiangzhai dice: “Nel combattimento a due, non esiste morale… bisogna battersi con lo stato d’animo di morire con l’avversario. Affrontate l’avversario senza alcuna paura e concentratevi. Non abbiate alcuna pietà per il fatto di uccidere l’avversario con la massima crudeltà. Tuttavia, non si deve mancare né di prudenza, né di calma per agire con grande precisione… Se non potete raggiungere l’avversario, non cercate di colpire, non colpite se non potete uccidere con un colpo solo. Combattendo con questo stato d’animo, vincerete sempre… La testa blocca l’avversario, la mano lo colpisce, il corpo lo allontana, i passi lo superano, i piedi lo calpestano, lo spirito lo respinge e il qi lo attacca…” [2]

Queste stesse parole ci permettono di ricollegarci nuovamente al discorso del Coach.

Il Coach combatte con la testa

Gli adulti combattono con la testa! La vera battaglia è qui. Qui, nel cervello.

Combattere con la testa, ripetiamo anche stavolta, significa combattere con intuito. Abbiamo già sottolineato, sempre per restare in ambito cinematografico come non si intenda assolutamente il modo di combattere di Sherlock Holmes interpretato da Robert Downey Jr. Per chi non conoscesse il film, non si percorre un viaggio mentale pianificando e immaginandosi in anticipo cosa succederà. Cioè che si intende, come la testa possa bloccare l’avversario e lo spirito respingerlo, lo mostra perfettamente il personaggio del Coach. Il suo modo di porsi (Potenziale, come vedremo) ha sconfitto i bulli prima che lo scontro vero fosse iniziato. Ha “afferrato le menti dei suoi avversari”, come diceva Morihei Ueshiba. Troviamo questo concetto espresso magnificamente dalle parole del samurai Munenori, in termini di Potenziale e Funzione.

Potenziale e funzione

In tutte le cose ci sono sostanza e funzione. Quando c’è la sostanza, c’è anche la funzione. L’arco, per esempio, è sostanza; si dice tuttavia che il tirare, il rilasciare la corda e il colpire siano le sue funzioni. […] Il Potenziale, dunque, è la sostanza. Le manifestazioni esteriori e i vari processi sono chiamati Funzione. Poiché il susino ha sostanza, i fiori sbocciano, i colori appaiono e il profumo si spande da quella sostanza. In modo analogo, il Potenziale è dentro, mentre la sua Funzione è fuori; e allo stesso modo i vari strategemmi e le illusioni, le posizioni dell’Attacco e dell’Attesa e tutti i vari espedienti del cambiamento agiscono esternamente perché il Potenziale dentro è pronto. Tutto ciò è detto funzione [3].

In questo breve estratto, Munenori ci ricorda il senso del cosiddetto lavoro interno. Non possiamo manifestar fuori alcuna funzione che non sia in armonia con il potenziale interiore che abbiamo maturato. Sarebbe un po’ come avere la pretesa di tirare una freccia con un arco senza corda. Quindi, se l’esterno non ci corrisponde, se non riusciamo a portare a termine obiettivi che ci siamo prefissati, la causa è da ricercare nel potenziale, perché è questo che sta alla base della funzione “che non funziona”, per giocare un po’ con le parole. Il modo in cui la differenza tra Potenziale e Funzione sia collegata a questo discorso si chiarirà con il successivo brano scritto da Munenori.

Il potenziale e il metodo dello sguardo

L’uomo che ha solo praticato le arti marziali come si è soliti farlo, non sarà in grado di sollevare una mano contro un uomo di Grande Potenziale e di Grande Funzione. Un’altra questione da menzionare è lo sguardo. Se un uomo di Grande Potenziale ti osserva, la tua mente sarà arrestata da quello sguardo e probabilmente non potrai far altro che startene in piedi dove sei, dimenticando che hai una mano con cui poter estrarre la tua spada. Se perdi il momento giusto anche solo per un battito di ciglia, sarai sconfitto. Quando un gatto fissa un topo, il topo cadrà dalla trave. L’attenzione del topo è catturata dallo sguardo del gatto, ed esso dimentica dove mette i piedi e cade. Incontrare un uomo con un Grande Potenziale è come per un topo incontrare un gatto.

Alla luce di quanto detto, “praticare le arti marziali come si è soliti fare” non significa altro che praticarle “esternamente”. Affinare i movimenti, le tecniche, la propria “morbidezza”, la forza e la velocità, senza permettere che i principi dell’Arte Marziale lavorino dentro di noi. Un lavoro esclusivamente “esterno” non ci permette di vivere ciò che facciamo, realizzarlo e custodirlo al nostro interno, per poi manifestarlo come Funzione. Una pratica di questo tipo non può nulla contro quella di chi ha lavorato sul Potenziale.

Per quanto riguarda lo sguardo, abbiamo citato l’esempio recente di Mickey Hart, ma più in generale è un’esperienza tutto sommato comune per chi è salito sul ring con una certa frequenza. Un avversario con un Grande Potenziale vince ancor prima che l’incontro sia iniziato. Il “trash talking” così diffuso ai giorni nostri parte da questo presupposto, risultando tuttavia inutile se chi la fa manca, appunto, di Potenziale.

Oscar Bonavena e Muhammad Alì

È emblematico a questo proposito l’episodio che interessa i pugili Bonavena e Alì, che riportiamo.

Benché sia indiscutibile l’abilità di Alì, restando in linea con il nostro discorso i pugni con cui provò a intimorire Bonavera erano solo Funzione. Lo sguardo di quest’ultimo e l’accenno all’attacco avevano invece del Potenziale. Tanto per chiarirsi, Alì vinse comunque l’incontro. Quindi non è strano che si riesca a gestire e utilizzare il proprio Potenziale in modo discontinuo, se non si è lavorato specificatamente in tal senso. Per chi invece è meno avvezzo al ring e agli incontri sportivi, questo discorso sullo sguardo potrebbe sembrare esagerato. Pertanto, riportiamo anche un’altra storia raccontata da Kenji Tokitsu, sempre sul tema, che può essere d’esempio.

Tesshu e il Potenziale di Asari

Vecchia fotografia di Tesshu, per l'articolo Il coach di the gentlemen e Munenori

Tesshu era particolarmente grande per un uomo di quell’epoca, secondo i documenti misurava un metro e ottantotto e pesava cento chili. Effettivamente, la sua condizione fisica era particolare. Molto potente, i suoi progressi furono considerevoli e verso l’età di vent’anni, venne soprannominato “Onitetsu”, che vuol dire “Tetsutaro il demonio”. […] All’età di ventotto anni, incontrò un adepto chiamato Matashichiro Asari, che aveva all’incirca sessant’anni, reputato come uno dei più grandi maestri dell’epoca. Tesshu, che aveva grande fiducia nella sua spada, volle misurarsi con lui ritenendo di avere una grande probabilità di vincere quella persona anziana. Nel Giappone dell’epoca, a sessant’anni si era già molto vecchi.

Con lo shinai (spada di bambù) in mano, si mise di fronte ad Asari. Sentì allora una pressione molto forte venire da Asari. Questa sensazione cominciò a schiacciarlo fino al punto che, per sbarazzarsi da questa morsa di energia, Tesshu si lanciò per colpirlo. Ricevette allora un colpo sulla testa. Era completamente dominato. Tentò di concludere il combattimento diversamente, ma in tutti i casi Tesshu fu persuaso della sua sconfitta totale. Nessuno lo aveva mai vinto in quel modo. Domandò al maestro Asari di prenderlo come allievo e, a partire da quel giorno, perseverò nella pratica della spada sotto la sua direzione.

Per brevità, riassumiamo il fatto che Tesshu per ben 17 anni visse con “l’incubo” di Asari, provando le stesse sensazioni schiaccianti anche solo ricordandosi la sua immagine. In questi 17 anni, invece che dedicarsi alla sola pratica esterna si dedicò duramente al lavoro sul suo Potenziale finché durante questa pratica, l’incubo si dissolse. Volle, quindi, accertarsi di aver conseguito il risultato tanto ricercato.

Combattere, senza combattere, con Asari

Chiamò immediatamente uno dei suoi discepoli, che abitava nella sua casa, e fecero combattimento. Appena incrociarono le spade, il discepolo, che si chiamava Koteda, disse: “Maestro, non posso continuare, mi scusi”. “Perché?”. Koteda rispose: “È da molto tempo che ricevo il suo insegnamento, ma non ho mai avuto così paura. Non riesco a continuare a restare in piedi davanti alla sua spada”. Tesshu invitò allora il maestro Asari e gli chiese di combattere. Si misero di fronte e, dopo un istante, Asari esclamò: “Mi ha vinto!”. E posò la sua spada, aggiungendo: “Alla fine si è trasformato, Lei non è più lo stesso dell’altro giorno. Lei oggi mi ha superato”.

Tornando al Coach di The Gentlemen

Benché finzione cinematografica, anche la scena riportata in apertura è un perfetto esempio di quanto stiamo dicendo. Il Potenziale del Coach fa sì che tutti i bulli del fast food si sentano schiacciati, non riuscendo letteralmente a gestirlo. Nessuno di loro riesce a ferirlo, nessuno di loro crede davvero di poterlo fare. Come Tesshu si scagliò contro Asari pur di interrompere la “morsa di energia” in cui si trovava, così i bulli si scagliano sul Coach, ottenendo il medesimo risultato. Il combattimento era già finito da tempo, dal primo incrocio di sguardi che ha fatto sì che il topo cadesse sotto l’effetto del Potenziale del gatto. Il semplice contatto che rivela tanto del livello del proprio avversario è una Grande Funzione, vincere l’incontro prima di quel contatto è un Grande Potenziale.

Per approfondire

[1] L’Arte della Guerra – Sun Zi;
[2] Kenji Tokitsu – Tai Chi Chuan Origine e potenza di un’arte marziale;
[3] La spada che dà la vita – Yagyu Munenori;
[4] Trash talking (Wikipedia);

L’Arte di combattere senza combattere;
I nove principi di Musashi;
Differenza tra strategia e tattica nelle Arti Marziali;
Feng Zhiqiang;
Il sesto senso non sbaglia mai;
La fortuna del principiante;
Dodici poesie dall’Arte della Pace;
La teoria e la pratica nelle Arti Marziali;
L’importanza dello sguardo nelle Arti Marziali;
Il Tui Shou e la sua importanza;

Questo articolo è stato scritto senza utilizzare in nessun modo l’IA.

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