Sei ideali fondamentali secondo Robert Greene

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Fotografia di una statua di Atena, copertina dell'articolo sei ideali fondamentali secondo Robert Greene
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Sei ideali fondamentali secondo Robert Greene

Nell’introduzione del suo “Strategie, le 33 leggi per vincere”, Robert Greene presenta sei ideali fondamentali che possono far diventare buon stratega chiunque li metta in pratica. La semplicità e la profondità di questi punti ci ha colpito particolarmente, sia per le connessioni con altri concetti esposti in passato, sia per l’importanza che possono rivestire in chi percorre la Via del Guerriero. Abbiamo quindi deciso di riportarli con un nostro piccolo commento che evidenzi proprio questi punti in comune.

I sei ideali fondamentali

Iniziamo, come sempre, elencando prima di tutto i sei ideali fondamentali di Robert Greene [1]:

  • Guardate le cose per quello che sono, non per come le vostre emozioni le dipingono;
  • Giudicate le persone in base alle loro azioni;
  • Affidatevi solo a voi stessi;
  • Adorate Atena, non Ares;
  • Fate un passo indietro;
  • Fate della vostra guerra una battaglia interiore.

Chi è più ferrato sui temi che trattiamo normalmente avrà sicuramente notato, già dalla semplice lettura, diverse sinergie con quanto detto e approfondito in passato. Ci riferiamo, in particolare, ad alcune parole chiave quali “emozioni”, “giudizio”, “battaglia interiore” e “fare un passo indietro” (e quindi cedere), di cui abbiamo spesso parlato direttamente e indirettamente. In ogni caso, i punti in comune non si limitano a questo. Fatta questa piccola e doverosa premessa, passiamo ad analizzare i sei ideali uno per uno.

Guardare le cose per quello che sono

Robert Greene qui ci evidenzia qualcosa di cui abbiamo già parlato analizzando i significati di Xin (xīn, 心) e Yi (yì, 意). L’incontrollabilità della mente emotiva (Scimmia) è ben sfruttata anche dal giornalismo di bassa lega. Il titolo della notizia solleva un certo tipo di emozioni, che perdurano nonostante poi il testo (e quindi un’analisi più razionale) non giustifichi quel particolare stato emotivo. Ricordare sempre di guardare le cose per quello che sono significa impegnarsi nel non cadere nella trappola emotiva e avere una visione il più possibile oggettiva di quello che succede.

Gira in rete una citazione la cui originalità della fonte è dibattuta, e di conseguenza non la riportiamo, che tuttavia ha un profondo significato in tal senso: non preoccuparti di nulla di cui non hai esperienza. Questa frase esprime un concetto molto simile a quello che ci voleva comunicare Robert Greene: restare ancorati all’obbiettività, al fatto, senza farsi vivere dalle emozioni che dall’esterno provano continuamente a far sorgere in noi.

Tutto questo è possibile, a nostro avviso, solo applicando veramente il principio Qin Yuan Zhuo Ma (Cattura la scimmia, doma il cavallo): legare la scimmia al palo non permettendo alle emozioni di portarci lontani dalla nostra calma e centratura, addestrare la mente meditativa in modo da permetterle un reale discernimento e una vera manifestazione delle nostre intenzioni attraverso l’azione. Il compito non è semplice e richiede tanta pratica e dedizione. Tuttavia, questa capacità è l’unica difesa contro chi l’ha già ottenuta ed è animato da intenzioni malevoli. Per questo motivo è fondamentale per qualsiasi buon stratega.

Giudicate le persone in base alle loro azioni

Fermo restando che un buon artista marziale percorre una via incentrata soprattutto sul non giudicare, è anche vero che un buon stratega deve prendere le decisioni in funzione di ciò che osserva e percepisce, sempre pronto a cambiare idea se dovesse accorgersi di aver sbagliato. Abbiamo parlato dell’importanza di osservare i dettagli (e quindi anche le azioni), non tanto la maschera che ci presenta chi ci sta di fronte, parlando di maestri, di Musashi, del vivere ciò che si fa e dell’importanza delle tecniche di combattimento. In particolare, le azioni non possono che essere concordi con ciò che siamo realmente ed è per questo che bisogna prestare maggiormente attenzione proprio a queste, nel nostro osservare l’umanità che ci circonda.

Dal momento che le azioni “eclatanti” sono spesso accompagnate da una particolare attenzione e spesso fanno parte della maschera, la nostra attenzione dovrebbe essere rivolta soprattutto alle azioni “piccole”, quotidiane, non pianificate. Sono queste infatti, come è facile intuire, quelle che “tradiscono” maggiormente le reali caratteristiche della persona. Pertanto, se non si vuole cadere vittime delle strategie di altri strateghi, è indispensabile non farci fuorviare dalle belle parole e dalle gesta, ma prendere le nostre decisioni soffermandoci sui dettagli e sull’agire quotidiano.

Affidatevi solo a voi stessi

L’Arte Marziale è un percorso di responsabilità. Man mano che si lavora in tal senso si arriva a maturare un’ottima indipendenza e capacità di autogestirsi. Il proverbio “tutti sono utili, nessuno indispensabile” sottolinea perfettamente l’obiettivo verso cui tendere attraverso la pratica. Benché spesso lo si adoperi per rivolgersi a chi, per superbia, è convinto del proprio essere fondamentale per gli altri, preferiamo interpretarlo nel senso di massimizzare la propria indipendenza e autosufficienza, senza tuttavia privarsi della compagnia e dell’aiuto di chi ce li vuole offrire.

Robert Greene inoltre sottolinea anche l’importanza del non dipendere da ciò che è materiale. Tutto ci può essere tolto, tranne ciò che abbiamo maturato interiormente. Fare affidamento solo su noi stessi significa quindi anche eliminare tutti gli attaccamenti che fanno dipendere il nostro successo o la nostra felicità da qualcosa di esterno e materiale. Come il principe Ren, rimboccarsi le mani e coltivare le cinque qualità del praticante avanzando lungo il percorso che abbiamo scelto senza aspettative, attaccamenti, de-responsabilizzazioni maturando e migliorando grazie all’esperienza.

Fotografia di un bambino orientale da solo con una lanterna e uno zainetto, per l'articolo sei ideali fondamentali secondo Robert Greene

Adorate Atena, non Ares

Il vostro interesse nella guerra non è dettato dalla violenza, dalla brutalità, dallo spreco di vite e risorse, ma dalla razionalità e dal pragmatismo che ci impone l’ideale di vincere senza spargimento di sangue. Gli Ares nel mondo in verità sono figure piuttosto stupide e spesso riprovevoli. Usando la saggezza di Atena, ritorcerete la violenza e l’aggressione di questi individui contro loro stessi, facendo della loro brutalità la causa della loro sconfitta. Come Atena, siate sempre un passo avanti, rendendo le vostre mosse imprevedibili. Il vostro obiettivo è fondere filosofia e guerra, saggezza e battaglia in una combinazione invincibile [1].

Riferendosi alla mitologia greca, Greene mette in luce come a guidare chi percorre la Via del Guerriero dovrebbe essere più che altro la figura di Atena e non quella di Ares. Preferire quindi, come le Arti Marziali cinesi fanno, un approccio caratterizzato da un Yin all’ottava alta piuttosto che uno Yang all’ottava bassa. Un confronto lucido, calmo e strategico non violento e emotivo. L’Arte di combattere senza combattere non può fondarsi sulla sola forza fisica, richiede necessariamente strategia e intuizione, come recita l’Arte della Guerra:

兵者,诡道也
bīng zhě, guǐ dào yě
La Guerra è anche la Via dell’Astuzia.

Non a caso, nei classici greci, il devoto ad Atena per antonomasia è Ulisse, che supera diversi confronti, anche particolarmente svantaggiosi, grazie a strategie e intuizioni lungimiranti. Emblematico è in tal senso il confronto con Polifemo in cui ubriaca il ciclope, si presenta come Nessuno prevedendo come vanificare eventuali richieste di aiuto, lo acceca e attende con calma il momento giusto per scappare nascondendosi sotto le pecore (stratagemma possibile solo dopo averlo accecato). Ma esempi in tal senso non si trovano, come precedentemente detto, solo nei classici greci.

Atena nei classici della strategia militare

I classici della strategia militare cinese esprimono perfettamente i principi evidenziati da Greene nella sua citazione sopra riportata. Ricordiamo, a titolo esemplificativo, alcuni estratti dell’Arte della Guerra di Sun Zi [2]:

Pertanto vincere cento battaglie su cento non è il massimo della destrezza, il massimo della destrezza è una guerra in cui si sottomette il nemico senza combattere.

Così, negli affari militari la cosa più importante è vanificare le strategie del nemico; la seconda recidere le sue alleanze; la terza abbattere il suo esercito e in ultimo prendere d’assalto le città fortificate.
Così, lo stratega sottomette l’esercito altrui senza combattere, conquista le città senza assediarle, distrugge uno Stato senza dilungarsi.

L’arte della guerra consiste in: uno, misurazione; due, quantificazione; tra, calcolo; quattro, confronto; cinque, vittoria.

Non muoverti se non è vantaggioso, non impegnarti se non è fattibile, non ingaggiar battaglia se non sei in pericolo.

È facile notare come spingano a un confronto solo difensivo (solo quando si è in pericolo), ponderato e mai impulsivo o emotivo (misurare, quantificare, calcolare e solo allora confrontarsi) e che limita il più possibile le perdite (sottomettere l’esercito senza combattere, conquistare le città senza assediarle). Inoltre, questi concetti ci permettono di introdurre facilmente il punto successivo.

Fate un passo indietro

Greene evidenzia come spesso si abbia difficoltà a “fare un passo indietro”, nel senso di accettare di perdere una battaglia per una strategia più a lungo termine che può farci vincere la guerra. A tal proposito afferma anche che è molto più comune, ormai, essere tattici più che strateghi. Si manca quindi della parte di pianificazione. Abbiamo visto come la paura della perdita sia una delle tre paure fondamentali da superare secondo il Maestro Zheng Man Qing. L’orgoglio, l’attaccamento al risultato immediato, veloce e meno faticoso, ci porta inevitabilmente a non voler cedere, appunto non voler fare un passo indietro.

La cedevolezza però, secondo Greene ma anche e soprattutto secondo le Arti Marziali tradizionali cinesi, è un principio fondamentale da esperire, maturare e fare proprio. Non saper cedere ci priva di un enorme numero di soluzioni a nostra disposizione che ci permetterebbero davvero di portare a casa la vittoria contro le nostre difficoltà quotidiane. Come detto, essere come l’acqua dev’essere inteso in senso estremamente pratico e non solo come un orpello teorico piacevole da ripetere. E con l’idea di far propri i principi studiati ci apprestiamo ad analizzare l’ultimo ideale fondamentale.

Fate della vostra guerra una battaglia interiore

Ogni giorno si affrontano battaglie: questa è la realtà di tutte le creature nella lotta per la sopravvivenza. Ma la battaglia più grande è dentro di voi: le vostre debolezze, le vostre emozioni, la mancanza di risolutezza nel comprendere le cose fino in fondo. Dovete dichiarare guerra incessante a voi stessi. Come guerrieri di vita, accogliete la lotta e il conflitto per mettervi alla prova, migliorare le vostre capacità, acquisire coraggio, sicurezza ed esperienza [1].

Vivere ciò che si fa permette di iniziare a vedere le difficoltà della vita come sfide da superare, in cui cimentarsi, mettere in pratica davvero i principi studiati e quindi occasioni di crescita. Benché ultimo nella lista, è sicuramente l’ideale più importante. Essere strateghi sempre, anche nelle piccole cose, permette di prepararsi con calma per quando saremo chiamati a esserlo senza scelte e per eventi più significativi e impegnativi da affrontare. La negazione, irreale, della lotta porta solo a una forte impreparazione. Come espresso anche da Greene la lotta esiste nel mondo, che ci piaccia o no, e ci coinvolge continuamente anche se pensiamo (o ci illudiamo) di sottrarcene. Perché quindi non prepararsi e formarsi anche in tal senso sfruttando le continue occasioni che la vita ci offre?

I sei ideali di Robert Greene e le Arti Marziali

L’Arte Marziale ha proprio questo obiettivo. Dai classici a Sun Lutang, da Ueshiba a Kano, la finalità dell’Arte Marziale è sempre intesa come volta a formare persone capaci di affrontare la vita con coraggio e determinazione, mettendo in pratica proprio i principi studiati durante gli allenamenti. Per questo, come diceva Morihei Ueshiba, la Via del Guerriero è la creazione dell’Armonia, frase che per chi ha frainteso questo percorso può sembrare contraddittoria e paradossale. Non sottrarsi dal confronto, quindi, non far finta che non esista, ma prepararsi allo stesso per superarlo minimizzando danni e perdite. In questo modo acquista un senso nuovo anche un’altra frase tanto famosa quanto fraintesa e privata della sua profondità e interiorità: si vis pacem para bellum.

Per approfondire

[1] Strategie. Le 33 leggi per vincere – Robert Greene;
[2] L’Arte della Guerra – Sun Zi;
Perché nelle Arti Marziali è importante il combattimento;
Le cinque qualità del praticante;
Mai giudicare dalle apparenze;
Come riconoscere e scegliere un buon maestro;
I nove principi di Musashi;
La teoria e la pratica nelle Arti Marziali;
Perché studiare tecniche di combattimento;
Con quale obiettivo combattere;
La ricerca (e la ricetta) della felicità;
Le aspettative disattese e la pesca;
L’Arte come esperienza e l’incredulità;
Differenza tra strategia e tattica nelle Arti Marziali;
L’Arte di combattere senza combattere;
Il sesto senso non sbaglia mai;
Le otto strategie di Sun Bin;
Le tre paure da vincere nella pratica;
Essere come l’acqua e la Via del Guerriero;
L’essenza dell’Arte Marziale cinese;
Dodici poesie dall’Arte della Pace;

Questo articolo è stato scritto senza utilizzare in nessun modo l’IA.

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