Il Tui Shou e la sua importanza
Tui Shou (Tuī Shǒu, 推手), traducibile come “Mani che spingono”, è uno dei metodi di allenamento a coppia fondamentali delle Arti Marziali tradizionali cinesi. Benché in linea di massima venga prevalentemente associato al Taiji Quan, anche altri stili hanno la loro specifica declinazione del Tui Shou. Due esempi fra tanti sono il Bagua Zhang, con il suo specifico Tui Shou, o il Wing Chun (Yǒng Chūn Quán, 永春拳) con il Chi Sao (Chī Shǒu, 黐手), traducibile stavolta come mani appiccicose. Questo metodo è a nostro avviso fondamentale per le enormi potenzialità di sviluppo che offre al praticante, e di cui parleremo a breve. Inoltre, e non è cosa di poco conto, è una pratica estremamente divertente.
Lungi da voler esprimere tutto ciò che il metodo del Tui Shou racchiude, proveremo a evidenziarne gli aspetti principali, anche attraverso le parole di Grandi Maestri del passato, e le importantissimi applicazioni quotidiane che veicola.
Una bellissima definizione di Tui Shou
Premettendo che ricade totalmente nel gusto personale, nessuna definizione di Tui Shou ci ha colpito e segnato maggiormente di quella data dal Maestro Sun Lutang nel suo libro sul Taiji Quan:
L’obiettivo della forma individuale è di approfondire il proprio livello di comprensione del Sé. La pratica del Tui Shou in coppia mira ad approfondire la capacità di capire gli altri [1].
Alla luce di questa semplice ma luminosa definizione, non dovrebbe stupire che l’aumento di empatia sia uno dei benefici della pratica del Taiji Quan ormai ampiamente dimostrati, anche da uno studio da noi commentato. Partiremo proprio da questo punto e dalla sua importanza: la capacità di capire gli altri. Scopriremo infatti, attraverso le parole di altri grandi Maestri, che la capacità di conoscere gli altri si basa sulla conoscenza di sé e non fa che migliorarla.
Perciò si dice: se conosci l’altro e conosci te stesso, vincerai cento battaglie; se non conosci l’altro ma conosci te stesso, una volta vincerai e un’altra sarai sconfitto; se non conosci l’altro e non conosci te stesso, ogni battaglia sarà una sconfitta certa [2].
Che cos’è il Tui Shou
Sì, ma da un punto di vista strettamente pratico, che cos’è il Tui Shou? Per chi non ha idea di cosa consista questo metodo, proveremo a descrivere i primissimi esercizi che lo costituiscono. Immaginate quindi di stare di fronte al vostro compagno di pratica e di portare entrambi avanti la gamba sinistra. Successivamente portate a contatto la parte superiore dei vostri polsi sinistri. Dovreste ritrovarvi come nella figura seguente:

A partire da questa posizione il Tui Shou si declina in numerosissimi esercizi differenti. Possiamo reciprocamente ascoltare la pressione del nostro compagno di pratica sul polso; possiamo eseguire alcune tecniche circolari tenendo il contatto; possiamo provare a destabilizzare il nostro compagno di pratica fino a fargli muovere uno dei piedi; possiamo, infine, provare a far cadere o bloccare con delle chiavi articolari il nostro compagno di pratica, potendo entrambi muovere i piedi. Non possiamo dire che è più semplice farlo che descriverlo, perché semplice non è. Tuttavia, sicuramente sarebbe più chiaro vedere l’esercizio, piuttosto che carpirlo da una descrizione.
La cosa importante è che a prescindere dal tipo di esercizio, tutto ciò che andremo a vedere a breve vale comunque, né più né meno. Semplicemente viene studiato con un livello di complessità sempre crescente. Inoltre, come evidenziato diverse volte in passato, può essere utile ricordare che ogniqualvolta si parli di avversario, nemico, compagno di pratica, in realtà potremmo benissimo parlare di una difficoltà o un problema specifico. L’approccio e la validità dei principi non cambierebbero di una virgola.
Ascoltare la forza: il “punto” nel Tui Shou
La forza che ascolta (ting jing). Nel dispiegamento di questa forza si affina sempre più, non soltanto la percezione del proprio corpo, ma anche la percezione dell’avversario e dello spazio nel quale ci si muove, fino al punto da percepire l’aria come dell’acqua: anche il minimo spostamento d’aria diventa percepibile [3].
Abbiamo dedicato un articolo sul concetto di Ting Jin (Tīng Jìn, 听劲), Ascoltare la forza. Richiameremo quindi qui solo i concetti principali e utili a ciò che vedremo di seguito. Nella nostra descrizione presentata poco sopra ci siamo fermati al momento in cui il polso nostro e quello del nostro avversario sono in contatto.
Quando gli avversari pongono le braccia a contatto, la situazione presenta una relazione tra le loro forze in un punto. […] Le forze di entrambi gli opponenti sono espresse in un punto: dimensione delle forze, direzioni, stato di rilassamento-tensione, aspetti sottili e densi e tutti i cambiamenti nell’uso di mezzi tecnici [4].
Il punto di contatto con l’avversario è il nostro sensore, la nostra fonte di dati. È impossibile confrontarsi senza aderire e avere un punto di contatto. Solo ascoltando attraverso il punto di contatto, per dirla in altri termini, possiamo ascoltare e poi comprendere la forza dell’avversario. Dove i principianti tendono a fuggire il contatto nevroticamente, chi ha un po’ di esperienza nel Tui Shou lo ricerca con calma facendo in modo di non perderlo neanche per un istante.
Aderire per ascoltare
Durante i cambiamenti nel Tui Shou nessuno dei due avversari cede completamente. Questo significa che nel punto di contatto ci dovrebbe essere della tensione elastica, le braccia non dovrebbero scivolare mollemente o perdere il contatto; allo stesso tempo, nel punto ci dev’essere prontezza e sensibilità reattiva [4].
Le parole del Maestro Yao Cheng Guang descrivono il principio dell’adesione (nián, 黏). Nian è traducibile appunto come aderire, appiccicare, appiccicoso (vd Chi Sao nell’introduzione). Se voglio Ascoltare non posso fare altro che avere cura dei miei punti di contatto, tenerli vivi anche quando le circostanze cambiano. Seguire l’avversario per capire le sue intenzioni. Aderire e Ascoltare sono due capacità sinergiche, l’una ha bisogno dell’altra e l’una migliora l’altra. A tal proposito è utile fare una precisazione, soprattutto per chi non segue i nostri corsi. Nel Tui Shou l’Ascolto non è proiettato all’esterno. Non sentiamo l’avversario al di fuori, sentiamo l’avversario su di noi. Attraverso il punto di contatto ascoltiamo come l’avversario si manifesta sul nostro corpo. L’Ascolto è sempre rivolto all’interno.
Ma cosa succede quindi se si perde questo punto di contatto? Sostanzialmente equivale a essere ciechi e completamente in balia dell’avversario. Situazione ancora una volta descritta molto bene dal Maestro Yao:
Siccome la forza elastica dell’avversario è diretta dal punto verso il vostro centro, se il vostro punto fugge significa essere sconfitti immediatamente: la mano dell’avversario vi colpirà come una freccia scagliata da un arco. “Fuga dal punto” significa far partire la freccia che è puntata verso di voi [4].
Aderire e Ascoltare permettono invece di deviare la forza, portarla istante per istante altrove per evitare di essere colpiti. Aderire e Ascoltare permettono anche di attaccare, deviando stavolta la forza dell’avversario, istante per istante, per fargli perdere il suo centro (l’equilibrio).
Mente ferma per Aderire e Ascoltare
In questo esercizio (tui shou) si deve acquisire e sviluppare la capacità di ascoltare la forza dell’avversario. Perché ascoltare la forza? Se tentate di ascoltare una musica a volume molto basso, o se cercate di udire un rumore lontano coperto dai suoni vicini, dovete calmare la mente rilassando il corpo. Allo stesso modo, per far risaltare la forza di colui con cui siete in contatto, calmate il vostro corpo nella lentezza e morbidezza. Appena vi contraete o accelerate i gesti, viene a mancare la percezione della forza dell’avversario, soprattutto all’inizio, quando imparate questo esercizio [5].
Salvo trovare interesse e piacere nell’essere sballottati a destra e a manca, il Tui Shou ci offre un grande stimolo ad acquietare la mente. C’è una trappola, tuttavia, all’orizzonte. Dal momento che abbiamo parlato di punto di Adesione e Ascolto, non si deve dimenticare che l’Ascolto è tuttavia orientato all’interno, nell’interezza del nostro corpo. Altrimenti si rischia di cadere nella situazione citata nel nostro articolo dedicato proprio alla Mente ferma:
Kannon ha mille braccia: se la mente si ferma sul braccio con l’arco, le altre novecentonovantanove non servono a nulla. È proprio perché la mente non si ferma in un luogo che tutte le braccia sono utili [6]
È quindi necessaria una grande capacità di rilassare la mente e il cuore (per Ascoltare), e il corpo (per Aderire). Il Tui Shou si rivela essere quindi un esercizio perfetto per migliorare la propria capacità di Fang Song (Fàng Sōng, 放松). Dal momento che, ben presto, il Tui Shou viene percepito veramente come un gioco divertente, sì capisce ancor di più la sua enorme potenzialità. Tuttavia, perde completamente di senso se il fine diventa invece quello di soverchiare l’avversario “per vincere”. Si manca totalmente l’obiettivo della pratica e si finisce più che altro per irrigidirsi, andando nella direzione contraria.
Comprendere la forza nel Tui Shou
Dong Jin (Dǒng Jìn, 懂劲), tradotto con “comprendere la forza” o “la forza che comprende”, rappresenta l’altra abilità che dovrebbe sviluppare il praticante di Tui Shou. È possibile trovare testi che affermano che segua lo sviluppo di Ting Jin, sia testi che affermano che lo preceda. Anche in questo caso, in realtà, le abilità sono sinergiche e si migliorano a vicenda man mano che si procede nella pratica. D’altro canto, è vero che è fondamentale saper ascoltare la forza per poi provare a comprenderla, ma è altrettanto vero che è necessario averla compresa per poterla ascoltare con efficacia. “Teoria” e pratica, anche in questa situazione, procedono di pari passo. Probabilmente la differenza si nasconde nel comprendere prima a livello mentale, per poi passare a realizzare il principio facendolo nostro (vd. Vivere ciò che si fa).
Nel processo di formazione, prima impara a capire il tuo jin. Solo quando conosci il tuo jin puoi ascoltare quello di qualcun altro (ting jin). Capire il proprio jin significa essere in grado di trovare i propri errori. Solo conoscendo i tuoi errori puoi trovarne in altre persone, specialmente durante il tui shou [7].
Come precisa il Maestro Chen Yu, il procedimento ancora una volta parte dall’interno. Prima si conosce la propria forza, poi si impara a conoscere quella degli altri. Per avviarci, almeno dal punto di vista mentale, verso la comprensione della nostra forza e di come si sviluppa, il Maestro Yao Cheng Guang torna in nostro aiuto spiegandoci i concetti di sezione, superficie e linea.
Comprendere la forza: la sezione…
Il concetto di sezione è stato brevemente accennato a proposito dei tre poteri (vd. I tre poteri: un esempio marziale). In quel caso abbiamo parlato di sezione superiore, mediana o inferiore, ma abbiamo suddiviso comunque il corpo in tre parti. Il Maestro Yao evidenzia che il corpo, come gli arti, siano suddivisibili in tre sezioni: base, media e finale. La forza che il corpo può generare parte dal nostro baricentro per procedere verso le estremità.
Prendiamo per esempio un braccio. La parte alta del braccio è la sezione base, l’avambraccio è la sezione media, il polso e la mano sono la sezione finale. […] In genere, il contatto tra le braccia degli avversari si verifica nella sezione media, l’avambraccio. Ma se la sezione finale è molle e debole, è come se mancasse una sezione del braccio, il che influenza negativamente la possibilità di usare con efficacia la forza lungo la sezione media. Per questo nel processo di addestramento è importante aumentare la forza nella sezione finale [4].
È importante quindi riempire di forza tutto il corpo e far arrivare la forza alle estremità. Capire questo principio di funzionamento del corpo ci permette di evitare l’errore, o sfruttarlo a nostro vantaggio contro chi lo commette. Per una reale capacità di Ascolto a 360° è fondamentale sviluppare questa capacità. Inoltre, questa stessa capacità non è altro che il presupposto e fondamento della forza Peng (Péng Jìn, 掤劲), di cui abbiamo parlato a proposito della fisica e geometria dell’Arte Marziale.
… la superficie…
Che si tratti di Zhan Zhaung (esercizio del palo eretto) o di Tui Shou, le posizioni delle braccia dovrebbero essere diagonali (superficie diagonale). Questo è il concetto di superficie. Grazie alla posizione diagonale, la forza dell’avversario non vi influenzerà direttamente. Come ottenere la “superficie diagonale”? La cosa è collegata a “flettere” [4].
Il concetto di superficie diagonale è strettamente connesso al principio del cerchio analizzato nel già citato articolo. La circolarità del corpo permette di deviare e scaricare sul terreno le pressioni che riceviamo. Tutto il corpo dovrebbe essere il risultato di “superfici diagonali”. Il primo incontro con questo concetto, apparentemente complesso, lo si fa da principianti quando ci sentiamo dire “non iperestendere le braccia”, “gomiti leggermente flessi”. Anche il Maestro Yao Cheng Guang si affida allo stesso esempio:
Sia nel Tui Shou che ne San Shou dovreste tenere a mente il principio “leggermente piegato, non dritto”, “forma piegata, forza dritta”. Non dovreste stendere il braccio completamente. Se il braccio è dritto si crea la cosiddetta “superficie piatta”, e perderete le forze elastiche “armoniche” tra le parti del braccio. […] È la stessa differenza che passa tra una molla e una con le spirali totalmente raddrizzate: perderà la sua qualità di molla [4].
In virtù di questo stesso principio si parla spesso di spingere con tutto il corpo e non solo con le braccia. Il Maestro Zheng Man Qing, perfettamente nel suo stile, offre un esempio estremamente pratico di questo principio:
Le mani sono come il paraurti della macchina: è la macchina che crea il movimento, non il paraurti [8].
Il paraurti, elastico, trasmette e assorbe forza, non la genera. Possiamo trovare la giusta elasticità “distendendo ma restando anche flessi”, in perfetta armonia con i principi espressi dal Taijitu (Tàijítú, 太极图).
e la linea.
Il concetto di linea indica il percorso della forza/energia [4].
Applicando i principi visti a proposito di superficie e sezione, entriamo nell’ambito del concetto di “linea”. Nel Taiji Quan si parla di forza del bozzolo di seta (Luó Chán Sī Jìn, 螺缠丝劲), spesso nella forma breve Chan Si Jin (Forza della seta che avvolge). Sostanzialmente, questo principio risponde alla domanda “che percorso fa la forza attraverso il corpo?” o, per meglio dire, “che percorso dovrebbe fare?”. Questo vecchio disegno risponde alla domanda:

Le linee di forza dovrebbero quindi essere spiraliformi. Abbiamo esperienza diretta e semplice di questo principio se pensiamo alla già citata molla (spiraliforme) o alla vite (con la filettatura altrettanto spiraliforme). Quindi la linea di forza (a prescindere dalla direzione) parte dai piedi e avvolge il corpo fino ad arrivare alle mani e alla testa. Per questo fin dall’inizio della pratica si consiglia di ruotare leggermente verso l’interno i piedi e tenere bassi i gomiti, proprio per favorire da subito la percezione degli arti che “si avvitano”.
Perché è importante comprendere la forza nel Tui Shou?
A questa domanda risponde splendidamente Catherine Despeaux:
Quando il praticante ha raggiunto una conoscenza sufficiente dell’energia dell’avversario per sapere in quale direzione e con quale intensità questa forza sta per essere emessa, egli ha acquistato la forza che capisce. Chen Yanlin precisa che questa forma di forza è invisibile e che, in generale viene chiamata “forza interiore” (nei jing). Egli scrive: “Questa forza non può essere vista; essa si può soltanto sentire dentro di sé; oppure si può fare in modo che due persone dello stesso livello la sentano reciprocamente. Ecco perché, nell’esercizio della spinta delle mani, la prima presa di contatto indica immediatamente ai maestri che posseggono un’elevata conoscenza qual è il livello del loro avversario.” [3]
Quest’ultima capacità descritta all’apparenza può sembrare esagerata. Tuttavia, praticando il Tui Shou ci si rende conto, proprio attraverso l’esperienza, che si inizia a comprendere tanto da chi ci sta di fronte, attraverso il semplice tocco in un punto: quanto il nostro avversario è duro, quanto è molle, che tensioni ha, quanto è aggressivo o quanto è remissivo, quanto è competitivo, e via discorrendo. Tante caratteristiche che avrebbero richiesto numerose domande invadenti e, a seconda dei casi, decisamente fuori luogo. Tuttavia, manifestiamo esteriormente ciò che siamo internamente, che ci piaccia o no.
Dopo Dong Jin, Shen Ming
Le tre fasi di apprendimento sono le seguenti: per prima cosa allenarsi fino a quando non si sarò completamente familiari con i movimenti; successivamente cercare di comprendere l’energia all’interno di ogni movimento (dong jin); infine raggiungere uno stadio in cui si ha una comprensione intrinseca istintiva (shen ming) [7].
Per completezza, spendiamo giusto due righe sul concetto di Shen Ming (Shén Míng, 神明), che magari approfondiremo in seguito. Shen Ming viene tradotto come divinità, tuttavia si può tradurre in modo un po’ più letterale come “Spirito Luminoso”. Questo stato viene associato alla comprensione puramente intuitiva, alla capacità reale di non usare la forza ma l’intenzione, a una completa capacità di fluire e seguire il flusso, senza aspettative e attaccamenti ai risultati e, ovviamente, a una grandissima capacità di Ascolto. Una grande pratica del lavoro sinergico di Ting Jin e Dong Jin apre le porte a Shen Ming.
Ting Jin, Dong Jin e Tui Shou a occhi chiusi
In tal modo il praticante ben allenato diventa capace di indovinare l’intenzione dell’avversario, tramite quel solo punto di contatto, prima ancora che l’intenzione venga concretizzata in movimento, e riesce così ad anticipare d’una frazione di secondo il suo attacco. Talvolta l’allenamento viene effettuato ad occhi chiusi, onde evitare d’essere disturbati dal mondo esterno e dalle sue immagini; ciò permette di essere ben concentrati sulla sensazione. Nelle nostre culture, l’uomo ha sviluppato le facoltà visive a svantaggio delle sensazioni; i maestri di Taiji Quan cercano di sviluppare, o più esattamente riattivare, proprio queste sensazioni latenti [3].
Sempre per completezza, riportiamo anche questo estratto che mette in luce una modalità di pratica del Tui Shou estremamente interessante: quella a occhi chiusi. Considerando la predominanza della componente visiva nella nostra vita quotidiana, chiudere gli occhi per focalizzarsi sull’esperienza tattile e sul senso dell’equilibrio permette di affinare enormemente questi “due sensi” e aumentare notevolmente la capacità di “ascolto sul punto” di cui abbiamo parlato poco sopra. Consigliamo vivamente, a chiunque non avesse mai provato, di fare questa esperienza.
Il Tui Shou per conoscere gli altri
Per conoscere l’altro, bisogna seguirlo e sviluppare l’organo della sensazione: conviene dunque acquistare una sensibilità fuori dal comune. Gli apprendisti, infatti, secondo i maestri, hanno mani “simili a pezzi di legno”. È importante quindi sviluppare, prima di ogni altra cosa, la sensibilità delle mani, delle braccia, poi di tutto il corpo e di tutta la pelle [3].
Prima della piccola conclusione finale, chiudiamo il cerchio. Siamo partiti dalla definizione di Sun Lutang in questo percorso alla scoperta del Tui Shou. Abbiamo visto in diversi aspetti come la pratica del Tui Shou permetta di conoscere l’altro, a condizione che si allenino l’Ascolto e la Comprensione. Per Ascoltare e Comprendere l’altro è necessario almeno un punto di contatto, anche e soprattutto se vogliamo evitare che questi ci danneggi in qualche modo. Il punto di contatto non può essere né “rigido” né “molle”. Ciò che è rigido si spezza, ciò che è molle viene inesorabilmente travolto. Inoltre, dobbiamo essere in grado di scaricare, attraverso corrette linea di forza e una solida base d’appoggio, la spinta che percepiamo.
A questo punto, e solo a questo punto, possiamo iniziare a “condurre noi le danze” deviando dolcemente la forza percepita verso dove intuiamo più giusto. La pratica di questo metodo ci offre l’importantissima possibilità di abbandonare il nostro stato di “pezzi di legno”, che non sono particolarmente famosi per la loro empatia.
L’importanza del Tui Shou nelle parole dei Maestri
In chiusura, dal momento che purtroppo questo metodo non viene sempre praticato in parallelo alla pratica delle forme nel Taiji Quan, riportiamo due citazioni di due grandi Maestri dello stile che lo considerano una delle tre tappe fondamentali: Feng Zhiqiang e Chen Zhenlei.
“L’allenamento del Taijiquan comprende gong fa come metodo per allenare l’abilità interna; quan fa, il metodo di allenamento delle forma; e tuishou, la spinta della mani. Allenare tutti e tre questi metodi rende completo il Taijiquan [7]”. Feng Zhiqiang
Il terzo passo è studiare il metodo interno del tuishou, fondato e basato sull’abilità di utilizzare la forza a spirale [7]. Chen Zhenlei
Per approfondire
[1] Taiji Quan – Sun Lutang;
[2] L’Arte della Guerra – Sun Zi;
[3] Taiji Quan – Catherine Despeaux;
[4] Yi Quan – Wang Xiang Zhai;
[5] Kenji Tokitsu – Tai Chi Chuan. Origine e potenza di un’arte marziale;
[6] Kendo, gli insegnamenti di spada di un maestro zen samurai;
[7] Chen Taiji Quan – maestri e metodi;
[8] Il dito e la luna – Tiziano Grandi;
Uno studio scientifico sui benefici del Taiji Quan;
Ama il tuo nemico;
Ting Jin, l’Ascolto nelle Arti Marziali tradizionali cinesi;
Mente ferma, attenzione e concentrazione;
Fang Song, un rilassamento attivo;
Con quale obiettivo combattere;
La teoria e la pratica nelle Arti Marziali;
I tre poteri;
La fisica e la geometria dell’Arte Marziale;
I significati di Dao e di Taiji;
Aspetto esteriore e Arti Marziali;
Il sesto senso non sbaglia mai;
Zhuang Zi, l’Arte di seguire il flusso;
Le aspettative disattese e la pesca;
Con quale obiettivo combattere;
Feng Zhiqiang;








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