Dodici poesie dall’Arte della Pace
Il libro l’Arte della Pace [1] racchiude al suo interno diverse poesie del Maestro e fondatore dell’Aikido Morihei Ueshiba. Senza assolutamente aver la pretesa di spiegarne il significato, abbiamo deciso di selezionarne dodici per l’affinità che manifestano con i principi che ci guidano. Dopo aver riportato il testo tratto dalla versione italiana del libro, lo commenteremo brevemente con ciò che ha mosso in noi la sua lettura. È giusto precisare che i titoli non sono propri delle poesie ma identificano il tema della riflessione.
Tutta la creazione, una famiglia
La divina bellezza
Del Cielo e della Terra
Tutta la creazione,
Membri di
Una famiglia.
La chiusura fa venire subito in mente un proverbio cinese dedicato proprio alle Arti Marziali: sotto il Cielo, le scuole di Wushu sono un’unica famiglia (xià tiān wǔlín shì yījiā, 下天武林是一家). Tuttavia, non si può ridurre l’idea che esprime la poesia ai soli praticanti di Wushu. Il Maestro Ueshiba condivide una visione così unificante e amorevole da riconoscere ogni creatura come membro dello stessa famiglia, perfettamente in linea con l’idea di Via dell’armonia che ha voluto condividere creando l’Aikido.
Il bersaglio dell’Arte della Pace
Il fulgore penetrante delle spade
Brandite dai seguaci della Via
Colpisce il nemico malvagio
Che si annida in profondità
Nelle loro stesse anime e corpi.
Nella pratica della Via del Guerriero, ormai è diventato scontato dirlo, abbiamo un unico avversario: noi stessi. Con le armi che ci fornisce lo studio dell’Arte Marziale abbiamo il compito di sconfiggere questo nemico, applicando costantemente ciò che abbiamo studiato e fatto nostro. Senza limitazioni, attaccamenti, aspettative, possiamo procedere nel nostro percorso di crescita naturale e intuitivo.
L’Arte della Pace e lo Spirito del Guerriero
Incoraggiate e raffinate
Lo spirito del guerriero
Mentre servite il mondo;
Illuminate il Sentiero
Utilizzando la vostra luce interiore.
Abbiamo visto diverse volte l’idea del Guerriero che si mette al servizio del mondo. Come nel racconto delle tre spade di Zhuang Zi, non bisogna però “scadere” nell’utilizzo della “spada del volgo”, bensì combattere con le altre due, incontrastabili, armi a nostra disposizione. Proprio per questo la Via del Guerriero diventa una Via volta alla creazione dell’Armonia. Sarà la nostra luce interiore a illuminare il Sentiero che stiamo percorrendo, luce che possiamo trovare attraverso la pratica.
La disciplina di un Guerriero
Giorno dopo giorno
esercitate il vostro cuore,
Raffinando la vostra tecnica:
Usate l’Uno per colpire i Molti!
Questa è la disciplina di un Guerriero.
Esercitare il cuore per fargli guidare le nostre azioni [2], esercitare la tecnica per comprenderne i principi e farli nostri. Nell’essenza dell’Arte Marziale cinese e nell’articolo dedicato al significato di Taijitu, abbiamo visto solo una parte della vastità di contenuti racchiusa in questo simbolo, rappresentativo appunto dell’unità. Usare i suoi principi per colpire i molti, la dualità, dovrebbe essere il metodo di chiunque imbocchi la Via del Guerriero. Una visione d’insieme, unificante, senza giudizi e separazioni, votata all’Ascolto e, come riportato sopra, alla creazione di armonia.

La Via Del Guerriero per Morihei Ueshiba
La Via del Guerriero
Non può essere espressa
In parole o lettere:
Afferratene l’essenza
E procedete verso la realizzazione!
La Via del Guerriero è una via pratica, fatta di esperienze volte a comprendere l’essenza e i principi di ciò che si studia per farli nostri. Non solo teoria, non movimenti ma tecniche, principi sempre ben chiari e il più possibile da incarnare e praticare costantemente. La teoria ci indica una strada che solo attraverso la pratica possiamo davvero imboccare e comprendere.
I “movimenti” dell’Arte della Pace
Muovetevi come un raggio di luce,
Volate come un fulmine,
Colpite come un tuono.
Ruotate in cerchi attorno
Ad un centro stabile.
Le prime tre immagini rievocano bene quella velocità, quell’immediatezza, quello “spazio in cui non entra neanche un capello”, necessari nel combattimento. La fisica e la geometria dell’arte marziale si basano anche e soprattutto sulla circolarità delle tecniche, sulla capacità di deviare la forza e di assorbirla di tutto ciò che è “circolare”. Il radicamento, la capacità di “aumentare il proprio peso” e generare appunto un centro stabile è fondamentale per qualunque praticante. Anche in questo caso il Maestro Ueshiba è riuscito ad esprimere un grande insegnamento in pochi versi.
La “natura” dell’arte della pace
Sgorgate dalla Grande Terra;
Fluttuate come Grandi Onde;
State in piedi come alberi, e seduti come rocce;
Usate l’Uno per colpirli Tutti.
Imparate e dimenticate!
Abbiamo accennato alla frase “imparate e dimenticate” parlando della tecnica. Ancora una volta le immagini simboliche naturali si prestano a tante interpretazioni. Sgorgare dalla terra rievoca il percorso di salita, poggiarsi sulla Terra per tendere verso il Cielo. Questo ovviamente senza rigidità, ma flessibili e fluttuanti come onde. L’albero è una perfetta immagine in quanto è ben radicato nel terreno, tende verso il cielo con le sue fronde ed è flessibile per resistere alle forti sollecitazioni del vento. Tuttavia, il Maestro Ueshiba sembra non accontentarsi del radicamento dell’albero e aggiunge l’idea della stabilità e “fermezza” di una roccia.
Dove si trovano i segreti dell’Arte della Pace
Per apprendere a
Discernere il ritmo
Dei colpi e degli affondi
Osservate i principi di base.
I segreti si trovano in superficie!
Nuovamente tre importanti considerazioni in pochi versi. Il ritmo è fondamentale nel combattimento e più in generale in un confronto. Sapere quando è il momento giusto per portare l’attacco fa la differenza tra un colpo andato a segno e uno mancato, tra energie sprecate o ben spese. Il ritmo è scandito sempre e comunque dall’alternanza di fasi Yin e Yang, per cui avere questo principio bene a mente (che forse è il più basilare di tutti) ci permette di seguire il ritmo dell’avversario, arrivando anche ad anticipare le sue tecniche. I principi di base si ritrovano ovviamente anche nei movimenti più semplici ed è anche per questo che Feldenkrais scrisse: “Qualsiasi movimento può servire a insegnare gli ultimi gradi del judo a degli allievi già iniziati”.
La resa dei conti
Nel momento in cui
Un guerriero
Fronteggia un nemico,
Tutte le cose
vengono a fuoco.
Nel combattimento, nel confronto, viene davvero a galla quanto abbiamo fatto nostro dell’insegnamento che ci trasmette la Via del Guerriero. Presenza, controllo, rilassamento, morbidezza, flessibilità, coraggio, determinazione: riaffiora in superficie il reale livello di padronanza raggiunto in tutti questi aspetti, per quanto si sia cercato di “nasconderlo” nella pratica quotidiana. L’importanza del combattimento risiede proprio in questo: non ci permette di prenderci in giro sul reale livello raggiunto. Ma non solo, nel combattimento possiamo finalmente realizzare diversi principi che magari erano rimasti fumosi o mal compresi, grazie alle situazioni che si vengono a creare mentre affrontiamo un avversario. E con questa disposizione mentale, l’avversario si trasforma in un grande amico.

Arte della Pace e giusto tempismo
Non sperate
Di evitare un colpo
Mentre sopraggiunge.
Bloccatelo
Direttamente alla fonte!
Chi si è cimentato nel combattimento si è scontrato con le tempistiche dei propri riflessi. Molto spesso cerchiamo di parare un colpo quando ormai è troppo tardi. In questo caso i movimenti perdono di coordinazione ed efficacia. Benché appoggiandosi ai propri riflessi si possa comunque ottenere un buon risultato, è meglio affidarsi a quelle intuizioni che ci permettono di prevedere il colpo e “bloccarlo alla fonte”. Questo approccio non è sicuramente meno impegnativo, e bisogna allenarlo attraverso la presenza e il non attaccamento ai risultati del combattimento.
La strategia vincente
Vedendomi di fronte a lui,
Il nemico mi attacca,
Ma a quel punto
Io mi trovo già al sicuro
Dietro di lui.
Per deformazione professionale non si può non pensare alla strategia del Bagua Zhang. L’idea di girare attorno all’avversario, conquistando una zona sicura e preferenziale per un contrattacco. Più in generale, in molti stili all’idea del contrasto diretto si preferisce la deviazione e l’accerchiamento. Ottima strategia anche se si estende, come è giusto fare, l’idea a qualsiasi difficoltà o problema: aggirarli ci permette di superarli con le minori perdite, dal momento che non ci troviamo più nella posizione di poter essere colpiti dagli effetti di queste difficoltà o problemi.
Il vero combattimento
Sinistra e destra,
Evitate tutti
I colpi e le parate.
Afferrate le menti dei vostri avversari
E disperdetele tutte!
Il primo terreno di scontro, anche salendo sul ring, è mentale. Molto spesso, si può capire chi vincerà un confronto osservando i due sfidanti prima del combattimento. Una strategia che Musashi, come abbiamo visto, conosceva bene e usava ancor meglio. Afferrare le menti degli avversari permette di sfruttare a nostro vantaggio la massima di Sun Tzu: “Se è certo di morire, probabilmente sarà ucciso”. Perdere lo scontro sul piano mentale difficilmente può portare alla superare un confronto in qualità di “vincitori”. Tuttavia, questo concetto non va frainteso con un incitamento all’arroganza, che molto probabilmente porterebbe ai medesimi risultati.
Per approfondire
[1] L’Arte della Pace – Morihei Ueshiba;
Articoli sulla Via del Guerriero;
Perché studiare tecniche di combattimento;
L’essenza dell’Arte Marziale cinese;
Ting Jin, l’Ascolto nelle Arti Marziali tradizionali cinesi;
La teoria e la pratica nelle Arti Marziali;
L’Arte come esperienza e l’incredulità;
Mente ferma, attenzione e concentrazione;
La fisica e la geometria dell’Arte Marziale;
Zhuang Zi, l’Arte di seguire il flusso;
Perché nelle Arti Marziali è importante il combattimento;






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