Mai giudicare dalle apparenze

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Foto di una statua della dea della giustizia, copertina dell'articolo Mai giudicare dalle apparenze
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Mai giudicare dalle apparenze

Mai giudicare dalle apparenze, l’abito non fa il monaco, non giudicare un libro dalla copertina. Tutti questi sono detti e proverbi abbastanza diffusi in Italia che, seppure evocando immagini diverse, racchiudono lo stesso insegnamento. A voler approfondire il tema, ci si rende facilmente conto di quanto siano rari i casi in cui si esprime un giudizio senza basarsi solo su apparenze, e se questo è vero questi proverbi vorrebbero in realtà insegnarci a “non giudicare, punto”. Sotto questa forma, il principio si sposa bene con gli insegnamenti e la pratica delle Arti Marziali tradizionali cinesi e, grazie a due storie emblematiche, vedremo perché.

Chi può saperlo? Mai giudicare dalle apparenze

Un contadino, dopo tanti sacrifici, era finalmente riuscito a comprare uno stallone da fare accoppiare con le sue giumente. Ma un brutto giorno, il cavallo sparì facendo improvvisamente perdere ogni sua traccia. Disperato, il contadino andò dal maestro Zen e concitato gli disse: “Maestro lo stallone non c’è più, è scappato nella notte riuscendo a rompere la staccionata. Ora non sappiamo dove cercarlo”. Il Maestro rispose: ”chi può sapere se è un bene o un male?”. Il contadino ritornò al lavoro sentendosi triste e infelice, disperato per aver perduto il proprio importante investimento.

Due giorni dopo, miracolosamente lo stallone ritornò portando con sé due giumente. Il contadino, al settimo cielo, si recò dal maestro e disse: “Maestro, il cavallo è tornato e ha portato con sé due giumente!”. Il maestro rispose: ”chi può sapere se è un bene o un male?”.

Passarono tre giorni e il contadino ritornò piangendo dal maestro. Il suo unico figlio, l’unico aiuto che aveva alla fattoria, era stato disarcionato da uno dei cavalli e aveva la schiena rotta. Ora era ingessato e non poteva lavorare o anche solo muoversi liberamente. Il maestro rispose: “chi può sapere se è un bene o un male?”.

Pochi giorni dopo, un gruppo di soldati arrivò alla fattoria per arruolare tutti i giovani della zona da mandare in guerra. Reclutarono tutti i giovani, mandandoli a combattere e a rischiare la morte. Li reclutarono proprio tutti, tranne il figlio del contadino… poiché era ingessato [1].

Il consigliere del re: mai giudicare dalle apparenze

C’era una volta un re indiano che aveva scelto come suo consigliere personale un vecchio saggio. L’anziano aveva l’abitudine, qualunque cosa succedesse, di ripetere la frase “Tutto quello che Dio ti dà è per il tuo bene”. Il re sopportava questo suo modo di fare perché, comunque, dai consigli e dalla saggezza di quell’uomo, ricavava sempre grandi vantaggi. Quando il sovrano usciva dalla reggia infatti, il vecchio saggio lo accompagnava, seguendolo come un’ombra, ovunque.

Quando il re giudica dalle apparenze: perde la pazienza, e non solo

In un giorno di forte pioggia, il re si recò dal suo barbiere di fiducia. Terminate le operazioni di pulizia del volto, il ragazzo di bottega cominciò la manicure. Mentre stava occupandosi dell’anulare della mano sinistra del re, vi fu un gran tuono. Il rumore fu così fragoroso e improvviso che, sia il ragazzo che il re, sobbalzarono. Nel trambusto avvenne un incidente e… ZAC! Al sovrano venne amputata la falange del dito. Ci furono urla di spavento e di dolore! La rabbia del re si abbatté sul malcapitato garzone: “In prigione, disgraziato! Hai mutilato il tuo re! Marcirai in galera per il resto dei tuoi giorni!”.

Il vecchio saggio, rimasto imperturbabile fino a quel momento, alzò la testa e cominciò la sua litania: “Tutto quello che Dio ti dà è per il tuo bene, tutto quello che Dio ti dà è per il tuo bene…”. Il re, colmo di rabbia, sbottò e inveì anche contro di lui perdendo la pazienza: “Basta! Mi hai proprio scocciato con queste stupidate, vecchio pazzo! Mi hai ingannato in tutti questi anni con queste idiozie! Andrai in prigione anche tu, così potrai blaterare le tue lagne, nelle segrete del castello, fino alla fine dei tuoi giorni!”

Il re va a caccia e viene cacciato

Il giorno dopo, il re, ancora scosso, decise che per smaltire la rabbia e la tensione sarebbe uscito per andare a caccia. Questa volta però uscì da solo, senza il suo anziano consigliere, che era solito andare a caccia con lui. Il re si inoltrò nella giungla ma venne catturato da una setta di adoratori della dea Kali, i Thug, che furono felici di aver trovato una vittima da sacrificare per la notte del plenilunio. Il re provò a liberarsi, a minacciarli, a pregarli, ma non ci fu nulla da fare. A quella gente non importava il rango della loro vittima. Gli venne fatta indossare la sacra veste sacrificale e fu cosparso del sacro unguento. Venne legato sull’altare e il rito iniziò.

Proprio mentre il capo tribù fu in procinto di affondare la lama del coltello rituale nel cuore del re, si accorse con orrore che, alla vittima designata, mancava una falange dalla mano sinistra. Per poter essere sacrificato un corpo doveva essere perfettamente integro, altrimenti grandi disgrazie si sarebbero abbattute sulla comunità intera. Il re venne subito slegato e, dopo essere stato insultato e percosso, venne abbandonato nella giungla, seminudo e terrorizzato, ma comunque vivo. Si avviò a piedi verso il suo castello e, durante il tragitto, rifletté. Il vecchio saggio aveva avuto ragione ancora una volta. Grazie a quell’incidente dal barbiere, la sua vita era stata risparmiata.

Il re chiede perdono al consigliere

Arrivato al castello, andò subito alle prigioni per liberare sia il garzone che il vecchio saggio. Trovò quest’ultimo che meditava sereno nella sua cella. Il re entrò, lo abbracciò e gli disse:“Amico mio, perdonami! Che cieco sono stato! Sono stato rapito dai Thug. Mi stavano sacrificando, ma quando hanno visto che mi mancava un pezzo di dito, mi hanno lasciato andare. Avevi ragione tu. Tutto quello che Dio ti dà è per il tuo bene. Perdonami. D’ora in poi starai sempre al mio fianco. Il mio regno ti appartiene.”

Poi il re, dopo una pausa di riflessione, aggiunse: “Tuttavia, amico mio, dimmi: ti ho rinchiuso in prigione e umiliato: dov’è il bene che Dio ti ha dato in tutto questo?” Con serenità il vecchio saggio guardò il suo re e candidamente rispose: “Maestà, se non fossi rimasto chiuso in prigione, vi avrei accompagnato a caccia come sempre… e a me, pensateci bene, non manca alcuna falange”. [1]

Mai giudicare dalle apparenze: anche i più saggi non conoscono tutti gli esiti

Commentiamo, nell’ordine, la storia del contadino e del Maestro. Questa, tutto sommato, potrebbe continuare potenzialmente all’infinito, interrompendosi solo nel momento in cui il contadino dovesse davvero comprendere le parole del Maestro. Chi siamo noi infatti per valutare se un evento è “bene o male”? A tal proposito, riportiamo due bellissimi monologhi tratti da “Il signore degli anelli: la compagnia dell’anello” e dalla terza stagione di “Daredevil”.

La compagnia dell’anello: anche i più saggi non conoscono tutti gli esiti

Che peccato che Bilbo non l’abbia ucciso quando poteva!
Peccato? È stata la pena che gli ha fermato la mano. Molti di quelli che vivono meritano la morte e molti di quelli che muoiono meritano la vita. Tu sei in grado di valutare Frodo? Non essere troppo ansioso di elargire morte e giudizi anche i più saggi non conoscono tutti gli esiti.

Daredevil: un bellissimo arazzo… visto da dietro

Anni fa, quando successe questo, mi disse una cosa che non scorderò mai. Ero piuttosto arrabbiato con Dio e amareggiato dal suo mondo. Come poteva un Dio amorevole rendermi cieco? Perché? Comunque sia, mi disse che il disegno di Dio era come un bellissimo arazzo. La tragedia dell’uomo è poterlo vedere solo da dietro. Con tutti i fili annodati e i colori opachi. E possiamo solo intuire la vera bellezza che ci sarebbe chiara, se solo potessimo vederlo dall’altro lato, come fa Dio.

Per giudicare bisogna conoscere “le apparenze”

La “mancanza” fondamentale, nel testo e nei video riportati, è la conoscenza. La conoscenza di sé è già complessa, avere la pretesa di conoscere gli altri e/o il mondo circostante è decisamente un eccesso di superbia. Soprattutto considerando che il più delle volte non ci si è neanche cimentati in una vera e propria “indagine”. Abbiamo già citato la complessità e imprevedibilità dei sistemi caotici, come possiamo quindi valutare gli esiti di un evento che di fatto è parte di un sistema estremamente caotico? Pensare all’ambito scientifico è altrettanto fuorviante, dal momento che nelle prime lezioni di fisica si impara come sia una materia che funziona per modelli e approssimazioni.

Fare pace con l’idea di poter controllare e comprendere gli eventi, come vedremo più avanti, ci permette di non vivere sballottolati tra gioia e disperazione come il contadino, ma sempre in attesa di scoprire quali risvolti portino gli eventi che viviamo, ben centrati sul momento presente, come suggeriscono di fare il Maestro Zen e Gandalf. A prova di ciò, l’importanza che rivestirà Gollum nel corso della storia e nel suo epilogo è ben nota a chi ha letto il libro (visto il film). Ancora una volta la chiave di lettura si manifesta come osservazione, ascolto, presenza e intuizione; non nel giudizio, nell’aspettativa e nell’attaccamento.

Per giudicare bisogna conoscere il nostro bene

Nuovamente, se non conosciamo noi stessi come possiamo conoscere il nostro bene? La seconda storia mostra come anche esiti apparentemente nefasti, come perdere un dito o finire in prigione, guardando l’arazzo dalla parte “giusta”, si rivelino molto meno negativi. O forse no? Il punto è proprio quello, non ci è dato sapere e quindi non ci è dato giudicare. Prendiamo tutto così come viene, senza gongolarci nei momenti apparentemente fausti o disperarci in quelli apparentemente infausti. Ma il racconto si spinge oltre. Infatti, il consigliere afferma che tutto ciò che ci succede, succede per il nostro bene. La Via del Guerriero ci chiama a vedere in ogni sventura o sofferenza una splendida occasione di crescita, presenti e in ascolto, pronti a lasciarci stupire dagli esiti più inattesi.

Foto di un martello di legno da giudice, per l'articolo Mai giudicare dalle apparenze

Mai giudicare, non solo dalle apparenze, nelle Arti Marziali

Il giudizio è sostanzialmente una forma di controllo, di attaccamento allo stesso. Giudicare ci dà l’illusione di essere noi a controllare gli eventi e a poter stabilire universalmente cosa è giusto e cosa è sbagliato. L’idea di non poterlo fare ci spaventa, ci fa sembrare in balia delle onde senza ancoraggi di alcun tipo. Abbiamo visto però come sia possibile nuotare tranquillamente anche in queste condizioni. Ricordiamoci poi che tra le qualità del praticante figura anche la fiducia. In questo caso, assume la forma di una fiducia negli eventi, visti nell’ottica che abbiamo sopra esposto. Il Tui Shou ci insegna che se rispondiamo a Yang con Yang, vince lo Yang più forte e, che ci piaccia o no, l’universo è più forte di noi. La soluzione è provare a rispondere proprio con Yin. Con la cedevolezza e l’adattabilità morbida. Vivere i principi che studiamo, anche in questo contesto.

Il controllo secondo Zheng Man Qing

Il Maestro Zheng Man Qing esprime questo concetto meravigliosamente bene, riportiamo quindi le sue parole:

Nel Tui Shou, anziché opporvi al vostro avversario, dategli ciò che vuole. Psicologicamente parlando, la paura opera come un bisogno di essere sempre in controllo, non avendo fiducia nel fluire degli eventi, è la rigidità che sta alla base dei nostri blocchi energetici. Dobbiamo rinunciare al nostro bisogno di controllare per poter esperire la pienezza, la salute, la gioia. Il Taiji Quan non predica la verità, ci dà un’esperienza vivente della verità![2]

Per approfondire

[1] Dallo Zen allo Yen, 88 Storie, racconti e leggende;
[2] Il dito e la luna;
Il sesto senso non sbaglia mai;
Ting Jin, l’Ascolto nelle Arti Marziali tradizionali cinesi;
Mente ferma, attenzione, concentrazione;
Con quale obiettivo combattere?
Zhuangzi, l’Arte di seguire il flusso;
Le cinque qualità del praticante;
I significati di Dao e di Taiji;
I significati di Yin e Yang;
La teoria e la pratica nelle Arti Marziali;
I dodici segreti di Zheng Man Qing.

 

Questo articolo è stato scritto senza utilizzare in nessun modo l’IA.

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