Barche vuote, bufere e alte maree
Una barca vuota nel Zhuangzi, l’alta marea nell’Hagakure, due racconti in mezzo alla bufera. Piccoli estratti da testi classici, della tradizione cinese, giapponese e sufi, che con semplici ed efficaci immagini “marittime” ci presentano degli insegnamenti profondi e importanti per chiunque stia percorrendo, o voglia percorrere la Via del Guerriero (ma non solo). Dopo ogni estratto dedicheremo un po’ di spazio alle nostre riflessioni.
La barca vuota (Zhuangzi)
Iniziamo quindi con il piccolo racconto sulla barca vuota, tratto dal capitolo 20 del Zhuangzi:
Se un barcaiolo sta attraversando un fiume e una barca vuota, portata dalla corrente, entra in collisione con la sua, anche se è un uomo collerico, non potrà adirarsi.
Ma se nell’altra barca c’è qualcuno, il barcaiolo prima gli griderà di virare a destra o a sinistra;
se l’altro non lo fa, griderà di nuovo;
se ancora non gli dà retta, lo coprirà di improperi.
Nel primo caso il barcaiolo non si arrabbia, nel secondo sì.
Prima si trovava di fronte al vuoto, ora si trova di fronte a una presenza.
Perciò, se un essere umano si svuota di sé e vuoto se ne va per il mondo, chi può nuocergli [1]?
Benché già citato, riportiamo il capitolo 22 del Daodejing perché ci fornirà diverse parole chiave per ragionare sul testo appena letto.
Vuoti come la barca
Per questo il saggio abbraccia l’uno
e diventa il modello del mondo.
Non si mette in mostra, perciò splende,
non è assertivo, perciò spicca,
non si vanta, perciò ottiene riconoscimento,
non è orgoglioso, perciò dura.
Poiché non compete,
nessuno al mondo può competere con lui [2].
Entrambi i testi ripropongono l’importante relazione che sussiste tra interno ed esterno. La facoltà di discernere (saggezza), sta alla base della nostra reale capacità di abbracciare l’uno, smettere di “essere qualcosa” e per questo spiccare per la caratteristica complementare (smettere di mettersi in mostra e per questo splendere). L’orgoglio e la competizione sono aspetti che “riempiono” il nostro ego, la nostra personalità, la nostra barca. Lavorare per perderli, per “buttarli in mare”, ci permette di svuotarci e di svuotarla. A quel punto, chi ci sta di fronte non trova nessun appiglio per poterci realmente nuocere.
La barca vuota (racconto popolare cinese)
E se questo fosse anche un requisito essenziale per poter davvero “aiutare” gli altri?
In un porto del Mar della Cina c’erano numerose navi sul punto di salpare, tutte stracariche di seta, pietre preziose e altre merci di grande valore. I mercanti non vedevano l’ora di portare quei tesori nelle loro terre d’origine. Poco prima della partenza, fu annunciato che stava per scatenarsi una tempesta in alto mare e che le loro navi, cariche fino all’inverosimile, avrebbero rischiato il naufragio. Ma i mercanti non badarono all’avvertimento e decisero di salpare subito. Solo uno di loro fece scaricare la sua nave, che partì vuota. Più tardi, quando la tempesta si scatenò violentissima, le navi troppo cariche affondarono. Solo la nave vuota rimase a galla e poté salvare tutti i naufraghi [3].
L’utilità di una barca vuota
Anche in questo caso ci viene raccontato che la tempesta non può nuocere a una barca vuota. Ma questa storia evidenzia qualcosa di più. Il mercante saggio, a differenza degli altri, ha ascoltato i suggerimenti di chi preannunciava la tempesta e ha deciso di partire comunque senza merci, liberandosi dai pesi della sua personalità. Ma perché partire verso una tempesta preannunciata se non si portano neanche merci con sé? Come nel Viaggio dell’Eroe, quello che si è appreso e maturato dopo aver sconfitto la nostra personale idra lo mettiamo a disposizione degli altri. Ma, appunto, è importante sottolineare il “dopo”. Nessuno dei mercanti partiti con la barca piena è stato d’aiuto, né per sé né per gli altri. L’ordine in cui operare è quindi ben chiaro. Il problema, a questo punto, è che spesso si ha paura della tempesta e di svuotare la propria barca.
Il vuoto nel Daodejing
Il Daodejing dedica un intero capitolo (undicesimo) al vuoto e alla sua utilità [4]:
Trenta raggi convergono in un mozzo:
grazie al suo vuoto abbiamo l’utilità del carro.
Modelliamo l’argilla per fare un vaso:
grazie al suo vuoto abbiamo l’utilità del vaso.
Ritagliamo porte e finestre per fare una casa:
grazie al loro vuoto abbiamo l’utilità della casa.
Perciò, se l’uso dell’essere è benefico,
l’uso del non-essere è ciò che ne crea l’utilità.
L’alta marea nell’Hagakure
Rallegrati nei momenti difficili.
Non è sufficiente mantenere la calma in un disastro. Rallegrati e naviga quando infuria la tempesta. Solo allora sarai nello stesso stato mentale di un uomo coraggioso. C’è un detto: “Più aumenta l’acqua, più in alto sale la barca” [5].
L’Eroe, il Guerriero, si rallegrano nei momenti difficili. Non hanno paura di salpare verso la tempesta perché sanno bene che ogni prova è solo un’occasione di crescita. Più la prova è difficile, più ci porterà in altro nella nostra personale crescita. Esattamente come il sollevarsi del livello del mare, solleva anche la barca che galleggia. Questo non significa che è necessario gettarsi a capofitto senza logica in qualsiasi battaglia: quella sarebbe follia, non coraggio. Curiosamente, ma sicuramente non a caso, anche in questo racconto la capacità della barca di galleggiare, e quindi la sua “leggerezza”, rappresenta un elemento fondamentale.
La bufera e la scelta delle proprie abilità
Mullah Nasreddin fa il barcaiolo. Un giorno, sulla sua imbarcazione, trasporta un grammatico. Durante il tragitto, questi gli domanda:
«Lei conosce la grammatica?»
«No, per niente» risponde Mullah senza esitare.
«Be’, mi permetta di dirle che lei si perde metà della vita!» replica il sapiente con sdegno.
Poco più tardi si scatena una bufera e la barca viene investita dalle onde. Appena prima che la barca si rovesci, Mullah domanda al passeggero:
«Lei sa nuotare?»
«No!» risponde questi atterrito.
«E allora, mi permetta di dirle che può dare per persa tutta la sua vita!» [3]
Fare esperienza… e sulle cose utili
Senza nulla togliere all’importanza della grammatica, se la vita è un viaggio in barca è sicuramente più importante imparare a nuotare. Fare esperienza di ciò che si apprende, sperimentare i principi che si coltivano è l’unica cosa che ci permette davvero di salvarci durante una tempesta, tenendo vuota la barca. Tutto il resto è solo teoria: per carità, è bello sapere e conoscere certe cose, ma solo dopo essersi dedicati a quelle sicuramente più importanti. Ricordando comunque che sviluppare attaccamenti sul superfluo appesantisce la nostra imbarcazione. Anche in questo caso la saggezza, la capacità di discernere, è il presupposto fondamentale di questo percorso.
Barche vuote, bufere e alte maree: in conclusione
Abbiamo visto quindi, a più riprese, che la saggezza, l’agire coraggio, vedere le difficoltà come opportunità e “viaggiare leggeri” sono tutti requisiti essenziali per chi decida di abbracciare la visione della vita che ci propone la Via del Guerriero. Se però non fosse evidente, ancora una volta teniamo a sottolineare come questi principi siano utilissimi per chiunque, a prescindere dal percorso che ha intrapreso. È bello inoltre come delle storie così “semplici” nella loro narrazione, e a volte anche divertenti, racchiudano al loro interno una tale profondità. Le fiabe, il mito, i racconti popolari, racchiudono sempre al loro interno un grande insegnamento per chi si impegna a leggere tra le righe.
Per approfondire
[1] Zhuangzi, traduzione di Augusto Shantena Sabbadini;
[2] Daodejing, traduzione di Augusto Shantena Sabbadini;
[3] La risposta è la domanda, Alejandro Jodorowsky;
[4] Daodejing, edizione a cura di Augusto Shantena Sabbadini;
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