Strategie di insegnamento e tecniche segrete nelle Arti Marziali

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Fotografia di una donna orientale che insegna tecniche di spada a un uomo in un parco, copertina dell'articolo Strategie di insegnamento e tecniche segrete nelle Arti Marziali
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Strategie di insegnamento e tecniche segrete nelle Arti Marziali

Cosa accomuna le strategie di insegnamento alle tecniche segrete? Fin da piccoli, il cinema, la televisione, i libri e i fumetti ci hanno affascinato, e abituato, all’esistenza di letali tecniche segrete. Grandi maestri che si impegnavano a trasmetterle solo agli allievi più meritevoli; allievi meno meritevoli che in qualche modo riuscivano comunque ad apprenderle, uccidendo spesso il proprio insegnante; scontri e combattimenti segnati dall’utilizzo di un’unica e risolutiva tecnica segreta. Non avendo subito “l’esplosione del cuore con cinque colpi delle dita” possiamo vedere in tutta tranquillità, passo per passo, da cosa potrebbe essere nata l’idea della “tecnica segreta” partendo proprio da una riflessione legata alle strategie di insegnamento.

Le strategie di insegnamento nelle Arti Marziali

Assolutamente non a caso, le strategie di insegnamento dell’Arte Marziale potrebbero essere suddivise in tre tipologie:

  1. Yang, attiva (che chiameremo qui “loquace”);
  2. Yin, ricettiva (che chiameremo “silenziosa”);
  3. Neutra, che bilancia le precedenti.

Benché si sia soliti dire che la virtù sta nel mezzo, la pratica ci insegna che per quanto questo sia vero il più delle volte, capita anche che sia necessario usare degli approcci più vicini agli estremi, dal momento che ci si può trovare di fronte persone veramente molto diverse le une dalle altre. Un po’ come nella curva di Gauss, in cui il 95% dei casi è ben ammassato al centro, ma non per questo non va considerato il 2,5% in ciascun estremo. Iniziamo quindi dalla strategia più “recente”, quella loquace.

Immagine di una distribuzione di Gauss

La strategia di insegnamento Yang, loquace

Chi adotta questa strategia si lascia andare a numerose e dettagliatissime spiegazioni, fin da subito. Il rischio che corre chi ascolta è quello di un’indigestione di informazioni, comunque troppe o troppo difficili da digerire tutte insieme. Potrebbe comunque essere utile se si ha comunque di fronte qualcuno che “lavora molto con la testa” e, almeno inizialmente, gli si offre un cibo che è più abituato a digerire. Tuttavia, questa modalità sembra essere una deriva attuale come espongono i già citati Tengu, ne “Il discorso del demone sulle Arti Marziali” (o meglio dire, sempre attuale, dal momento che il testo è del diciottesimo secolo):

Una strategia di insegnamento “del nostro tempo”

Gli uomini del nostro tempo sono superficiali e la loro volontà incostante. Fin dalla giovinezza detestano la fatica e amano le comodità. Quando vedono qualcosa che credono vantaggioso per loro, vogliono impararlo immediatamente, ma se questo viene insegnato loro secondo il metodo degli antichi, ritengono che non valga la pena studiarlo. Oggi, la Via viene spianata dal maestro; anche al principiante egli spiega i misteri della Via e dove porta, prende l’allievo per mano e lo conduce avanti! Ma proprio perché si procede in questo modo, molti allievi si annoiano e smettono di praticare. Così l’occupazione principale diventa parlare dei principi, gli antichi non vengono considerati perché sono accusati di essere impenetrabili, l’insegnamento si infiacchisce e gli allievi si impegnano solo per salire a nuove altezze senza avere l’addestramento necessario. Anche questo fa parte dello spirito del tempo [1].

Il problema della loquacità

Come ben esposto dal Tengu, in effetti tutta questa mancanza di “mistero” potrebbe annoiare e minare la motivazione di chi sta imparando. Sapere che c’è sempre qualcosa di nuovo e ignoto nel percorso è sicuramente stimolante, dosare bene l’insegnamento permette quindi di dare tutto il tempo di digerire ciò che si è appreso e vedere ancora tanti piatti prelibati all’orizzonte. Se quindi l’estrema loquacità del maestro deriva dalla fretta dell’allievo di voler imparare tutto e subito, potrebbe essere utile insegnare invece il valore della fatica e della lentezza, soprattutto nel caso delle Arti Marziali.

La strategia di insegnamento Yin, silenziosa

Se non siete bramosi di imparare, non vi istruirò, se non desidererete ardentemente esprimervi, non vi aprirò la mente. Quando vi indicherò un punto cardinale, se non reagirete indicandomi gli altri tre, non ripeterò la lezione [1].

Questo approccio confida nell’interesse all’apprendimento di chi sta imparando. Dalle parole del Tengu traspare il fatto che fosse il metodo di allenamento prevalente in passato, abbandonato per cercare di soddisfare la fretta degli allievi. Si mette la pulce nell’orecchio e si attende la reazione di interesse. O, per usare le parole stesse del demone, si tende l’arco ma non si scocca la freccia.

Tendere l’arco ma non scoccare la freccia

Inizialmente il maestro trasmette la tecnica senza pronunciare una parola sul principio insito in essa. Egli si aspetta semplicemente che l’allievo lo scopra tutto da solo. Ciò viene chiamato “tendere [l’arco], ma non scoccare [la freccia]”. Il maestro evita di dare spiegazioni, non perché sia riluttante. Vuole semplicemente che l’allievo eserciti la propria mente e vada a fondo di ciò che studia. Se l’allievo si sforza indefessamente e riesce a comprendere qualcosa da solo, allora va dal maestro per verificarlo. E se ciò concorda con il sapere del maestro, il maestro dà all’allievo semplicemente la sua approvazione. Se il maestro avesse scoccato [la freccia], l’allievo non avrebbe imparato nulla [1].

Immagini di un arciere che sta per scoccare la freccia, sullo sfondo una luna gialla, per l'articolo Strategie di insegnamento e tecniche segrete nelle Arti Marziali

La strategia di insegnamento Yin al giorno d’oggi

Benché, per tutta una serie di ragioni, questa sia la strategia che prediligiamo, non andrebbe trascurato il problema che ha evidentemente iniziato a manifestarsi nel diciottesimo secolo, citato poco sopra. Nel momento in cui ci si trova di fronte a una minore propensione alla fatica e al “mistero”, conviene allontanarsi un po’ dall’estremo per cercare una nuova centratura adatta ai tempi. D’altronde, anche la scrittura di articoli come questo sarebbe considerabile come un modo di “scoccare la freccia”. Questo ci porta all’ultima strategia di insegnamento, quella neutra, definita di volta in volta grazie all’applicazione dei principi che ben conosciamo.

La strategia di insegnamento neutra

Insegnare a un uomo è come guidare un cavallo. In quel caso è necessario trattenere il ki che spinge il cavallo a fuggire, e aiutare il cavallo a migliorare da solo il ki positivo che lo mantiene in movimento, senza alcuna violenza! [1]

Come ci insegnano le Arti Marziali tradizionali cinesi, il “mezzo” non è da pensare come qualcosa di costante. Al contrario, come l’equilibrio tra non far fuggire il cavallo e mantenerlo in movimento varia da cavallo a cavallo, allo stesso modo si adatta la strategia neutra. La conoscenza degli estremi ci permette di sintetizzare di volta in volta un equilibrio adatto alla situazione. Questo inevitabilmente si ricollega alla capacità di Ascolto (Ting Jin) che abbiamo maturato.

Conoscere chi sta imparando

«Per questo motivo è evidente che si debba insegnare nella misura in cui il principiante è in grado di comprendere ciò che viene detto. Se, invece, un uomo ha penetrato il cuore della questione, allora gli si rivela tutto in modo approfondito senza nascondere nulla, anche se non appartiene alla propria scuola [1].

Per quanto riguarda l’insegnamento il discorso si riconduce quindi all’Ascoltare la forza che ci si presenta di fronte e a intraprendere la misura più adatta alla stessa. Se si trova apertura all’ascolto, si condivide ciò che si ha appreso. Per comprendere poi la forza dell’ultima frase, bisogna considerare il periodo di estrema chiusura e rivalità tra le scuole in cui è stata scritta, condizione che a ben vedere forse non è cambiata tantissimo. Ma se dobbiamo aprirci completamente a chi vuole imparare, nonostante sia esterno, che fine fanno le tecniche segrete?

Le tre strategie di insegnamento

Prima di procedere oltre, condividiamo con piacere un bellissimo e interessantissimo contenuto che tratta proprio questo tema, pubblicato dalla pagina Facebook “Fajin – Taijiquan & Cultura orientale”:

Le tecniche segrete nelle Arti Marziali

Per apprendere a
Discernere il ritmo
Dei colpi e degli affondi
Osservate i principi di base.
I segreti si trovano in superficie [2]!

Abbiamo riportato una poesia di Morihei Ueshiba già citata in un precedente articolo. Come in un famoso racconto di Edgar Allan Poe, La lettera rubata, il miglior modo per nascondere qualcosa è quello di lasciarlo in bella vista [3]. Le parole del Maestro creatore dell’Aikido ci fanno intendere che i segreti dell’arte siano custoditi nei principi. Questi possono essere esposti e conosciuti fin dall’inizio, ma si schiudono lentamente, al praticante, attraverso lo studio sia pratico che teorico. Anzi spesso, il praticante superficiale non da loro la giusta importanza, mettendosi da solo nella condizione di nascondere certi concetti alla sua stessa conoscenza. Ma quindi non esistono tecniche segrete? Vediamo di nuovo cos’ha da dire in merito il già citato Tengu.

Fotografia di un uomo mimetizzato tra i mattoni, per l'articolo Strategie di insegnamento e tecniche segrete nelle Arti Marziali

Le tecniche segrete secondo il Tengu

L’arte della spada consiste nella misteriosa funzione della mente. Ma allora perché esistono tecniche tanto segrete?
Il tengu ribatté: «Il principio dell’arte della spada è il principio del cielo e della terra. Allora perché sotto il cielo non dovrebbe esserci qualcun altro che sappia ciò che so io? I segreti vengono mantenuti solo se si parla con un principiante. Il principiante non avrebbe fede se non ci fossero misteri. Questo è soltanto un espediente pedagogico. Per tale ragione sono tenute segrete solo le parti finali delle tecniche, non i principi più profondi. Il principiante non possiede alcuna capacità di discernimento, sente quello che vuole, considera la cosa sbagliata come se fosse giusta senza farsi problemi e, quando parla con gli altri, provoca grandi danni [1].

La tecnica segreta ha quindi una finalità didattico-pedagogica. Una motivazione esterna per tener vivo l’interesse. Ma è solo questo?

Tenere il segreto per non dare le perle ai porci

Dall’esterno non è possibile comprendere la portata di tali segreti, quindi non rivelarli permette di non essere screditati da chi considera tali cose in modo superficiale e le critica violentemente [1].

“Non gettate le vostre perle davanti ai porci, perché non le pestino con le zampe e, rivolti contro di voi, non vi sbranino”. Questa famosa frase tratta dal Vangelo di Matteo ci da una spiegazione pratica del secondo motivo per cui è utile conservare dei segreti. Molto spesso l’incredulità e lo scetticismo di chi inizia a studiare un’arte senza comprenderne pienamente l’estensione dell’applicazione dei suoi principi, portano a reagire con sospetto e contrasto di fronte a certe affermazioni o pratiche. Il Maestro, nuovamente, è portato a condividere alcune informazioni solo con chi è davvero pronto a riceverle, anche per proteggere la sua Arte da attacchi gratuiti e superficiali.

Tenere il segreto per responsabilità

Fermo quanto detto finora, è pur vero che le Arti Marziali hanno perfezionato lo studio del corpo nel corso di diversi secoli. Non deve stupire che quindi abbiano “scoperto” diversi punti particolarmente efficaci da colpire, o alcune tecniche particolarmente immediate e semplici da eseguire, e che tutto questo bagaglio di conoscenze marziali fosse custodito gelosamente, soprattutto quando sapere o non sapere faceva la differenza tra vivere o morire. Inoltre, non tutti gli allievi si dimostravano responsabili al punto da usare queste conoscenze nel modo corretto. Non si vuole quindi negare questo, bensì riflettere sul fatto che per chi davvero comprende il principio, la tecnica è lì, non è segreta, nascosta, ma in piena vista.

Nella vera Via nessuna tecnica è segreta

Non si dovrebbe parlare affatto! Anche se nella vera Via nessuna tecnica è segreta, le parole creano danno, così su alcune cose è necessario mantenere il mistero [1].

Quindi per scoprire le tecniche segrete “sarebbe sufficiente” vivere l’Arte appieno e applicarne costantemente i principi. Nessuna tecnica è “banale” e anche quelle più semplici racchiudono grandi insegnamenti, per chi è propenso all’Ascolto.

La vastità stessa del repertorio del judo dimostra che l’elemento essenziale non sta nel conoscere i movimenti ma piuttosto nella “maniera” di eseguirli. Qualsiasi movimento può servire a insegnare gli ultimi gradi del judo a degli allievi già iniziati [4].

Inoltre, come diceva il già citato Morihei Ueshiba, a volte cerchiamo i segreti nel posto sbagliato:

Se avete vita dentro di voi, avete accesso ai segreti dei secoli, perché la verità dell’universo risiede in ogni singolo essere umano [2].

Per approfondire

[1] Il discorso del demone sulle Arti Marziali;

[2] L’arte della pace – Morihei Ueshiba;

[3] La lettera rubata – Edgar Allan Poe;

[4] Judo per cinture nere – Moshe Feldenkrais;

I significati di Yin e Yang;

Arti Marziali e fatica;

Le cinque qualità del praticante;

I significati di Dao e di Taiji;

Ting Jin, l’Ascolto nelle Arti Marziali tradizionali cinesi;

Dodici poesie dall’Arte della Pace;

La teoria e la pratica nelle Arti Marziali;

L’Arte come esperienza e l’incredulità;

Perché studiare tecniche di combattimento;

Questo articolo è stato scritto senza utilizzare in nessun modo l’IA.

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