Perché studiare tecniche di combattimento

da | 2025 Nov 8 | Teoria marziale | 0 commenti

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Foto di Andrea Salimbeni e un allievo, durante una sessione di combattimento, copertina dell'articolo Perché studiare tecniche di combattimento
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Perché studiare tecniche di combattimento

Perché studiare tecniche di combattimento? Questa domanda si potrebbe ampliare aggiungendo: perché farlo negli anni 2000? Per quale motivo nelle Arti Marziali si continuano a studiare delle tecniche di combattimento, spesso numerosissime a seconda dell’Arte praticata? Vogliamo provare a spiegare perché è tutt’ora importante studiarle, partendo da due considerazioni che potrebbero far storcere il naso ad alcune persone: in ambito marziale, praticare un movimento senza conoscerne l’applicazione è inutile (e sbagliato); in ambito marziale allenare le applicazioni senza conoscerne i principi è sbagliato (e quasi inutile).

Differenza tra movimento e tecnica di combattimento

Cerchiamo innanzitutto di capire cosa distingue un semplice movimento da una tecnica. Per farlo ci serviamo di un film decisamente famoso e noto praticamente a chiunque: Karate Kid.

“Dare la cera, togliere la cera” e tutti gli altri movimenti praticati da Daniel per diversi giorni non erano altro che movimenti “vuoti”, almeno finché maestro Miyagi non li “colma” con l’applicazione marziale. La trasformazione è avvenuta quindi solo grazie all’intenzione che si mette nel movimento stesso. È bene sottolineare che la relazione è bidirezionale: togliere l’intenzione a una tecnica non fa altro che riportarla a un semplice movimento vuoto. Praticare solo il “movimento” senza che questo sia “tecnica” può anche dare dei benefici fisici, non ci fa procedere però di un passo nella via dell’Arte Marziale. Possiamo quindi considerare la tecnica come combinazione di intenzione e movimento. Ma stabilito questo, perché studiare una tecnica di combattimento?

La tecnica e il suo principio

Non usare la tecnica, perché essa è limitata: “all’inizio hai la tecnica, poi la tecnica sparisce”. Chen Xiaowang [1].

Alla fine dovete dimenticarvi delle tecniche. Più progredite, minori sono gli insegnamenti. Il Grande Sentiero è realmente un non-Sentiero. Morihei Ueshiba [2].

Citiamo due grandi Maestri che con parole diverse esprimono lo stesso concetto. La tecnica, di per sé, è solo un veicolo di trasmissione. Il movimento e l’intenzione, combinati, vogliono insegnarci un principio. Una volta compreso il principio, possiamo applicarlo in migliaia di modi diversi e, a quel punto, la tecnica studiata non è più necessaria: è solo una delle tante manifestazioni dello stesso principio a cui possiamo accedere grazie alla nostra comprensione dello stesso. La critica sull’avere troppe tecniche da studiare, spesso rivolta alle Arti Marziali tradizionali, è quindi in realtà figlia di una grossa incomprensione su quale sia il reale ruolo di una tecnica.

Perché studiare tante tecniche di combattimento?

La tecnica deriva dal principio, ciò che è senza forma è alla base di ciò che ha forma [3].

La “tecnica” e il “principio” sono come le ruote di un carro. Takuan Soho [4].

Ogni sistema, ogni stile, nasce da un’idea che racchiude in sé determinati principi, per manifestarsi nella sua interezza. A partire da quest’idea, e quindi dai principi che ne derivano, vengono codificate una serie di tecniche che siano veicolo di questi principi scelti. Ma perché fare diverse tecniche che rappresentano lo stesso principio? Non sarebbe più veloce farne solo una? La risposta è “indubbiamente sì”, ma didatticamente sarebbe molto più complesso accedere al principio attraverso lo studio di una sola tecnica.

Tutte le strade portano a Roma

Salvo essere dei piccoli Guo Yunshen, allenare la stessa tecnica per anni e anni (anche in carcere), potrebbe risultare noioso, soprattutto per la mentalità occidentale. Inoltre, abbiamo tutti esperienza del fatto che una stessa cosa spiegata in due modi differenti può essere capita più facilmente. Ogni spiegazione può mostrare sfaccettature diverse dello stesso unico concetto che inizialmente ci sfugge. Ogni variazione ci porta comunque alla stessa comprensione, ogni variazione ci velocizza il suo raggiungimento. Lo studio di tante tecniche non andrebbe quindi inteso come “uso la tecnica X solo quando ricevo un calcio con traiettoria circolare ascendente con la gamba avanzata”. Piuttosto, provo la tecnica “X” in quel contesto per vedere e comprendere come il suo principio si adatta a quella situazione dopodiché, appunto, la tecnica X non mi serve più. Posso usarla come allenamento fisico, ma la sua funzione l’ha svolta già.

Le tecniche di combattimento secondo Morihei Ueshiba

Anche il già citato Maestro creatore dell’Aikido, Morihei Ueshiba, ci dona una bellissima descrizione del rapporto tra tecnica e principio.

Tutte le tecniche dell’Aikido devono esser collegate ai principi universali. Le tecniche che non sono collegate a tali principi si ritorceranno contro di voi, facendo a pezzi il vostro corpo. Nell’Aikido, il cambiamento è l’essenza della tecnica. […] Una vera tecnica si basa su veri pensieri. Utilizzate il vostro corpo per manifestare lo spirito in forma fisica[5].

Fotografia di Morihei Ueshiba, Maestro fondatore dell'Aikido, per l'articolo Perché studiare tecniche di combattimento

Perché non studiare direttamente il principio?

La soluzione sarebbe facile e veloce (e qui c’è già un grande suggerimento sulla sua realizzabilità). Purtroppo (e per fortuna) non si può. Il discorso del demone sulle arti marziali esprime magistralmente il perché:

Tutto questo non si raggiunge con l’intelletto. Puoi conoscere il principio già in precedenza, ma se esso non ha compenetrato la tua mente, se non sei esperto nella tecnica e non ti sei dedicato indefessamente a addestrarti, allora non sarai in grado di penetrare il suo mistero [3].

Abbiamo visto che la teoria non basta, serve anche la pratica: questo è l’ennesimo esempio. Lo stesso testo pone anche la seguente domanda retorica:

Se la tecnica viene ignorata, come potrebbe manifestarsi il principio della sua autentica essenza? [3]

Come detto in apertura, sia studiare la tecnica senza il principio che il principio senza la tecnica sono entrambe modalità errate per un praticante.

L’utilità di una tecnica di combattimento

Ora, un’azione non è veramente adatta al suo scopo che quando può ottenerlo in tutte le circostanze. Questo richiede una duttilità di spirito e di corpo che può raramente essere raggiunta nel presente ordine sociale [6].

Feldenkrais, con queste parole, si riferiva alle tecniche dello Judo. Tuttavia, il concetto espresso è estendibile a tutte le tecniche di combattimento. Comprendere il principio veicolato dalla tecnica ci permette, appunto, di applicarlo a “tutte le circostanze”: non solo al combattimento. In più, nelle Arti Marziali tradizionali cinesi, l’elasticità di spirito e corpo ci è data dall’esercizio del Fang Song. Ogni connubio tecnica-principio diventa quindi uno strumento utile per affrontare un numero vastissimo di situazioni o difficoltà. Non fare questo ci rende simili a Mullah Nasreddin in questa istruttiva e allo stesso tempo simpatica storia:

Le armi di Mullah Nasreddin

Dovendo partire per un lungo viaggio, Mullah Nasreddin si era procurato una scimitarra e una lancia. Lungo la strada, un bandito armato di un semplice bastone lo aggredì e lo spogliò di tutto. Tornato in città, Mullah Nasreddin raccontò la sua disavventura agli amici che gli domandarono come mai, equipaggiato di scimitarra e di lancia, non fosse riuscito ad avere la meglio su un ladro armato solo di un bastone.
«Il fatto è» spiegò Mullah Nasreddin «che avevo le mani occupate, una con la scimitarra e l’altra con la lancia. Come volete che facessi?» [7]

Diventare tutt’uno con la tecnica di combattimento

Foto di una bambina che si esercita in una tecnica di combattimento di calcio
Vivere ciò che si fa, per dirla in un modo leggermente diverso. Apprendere il principio attraverso la tecnica, farlo proprio, incarnarlo e applicarlo ogni volta che ci è utile. Seguendo questo “percorso” studiare le tecniche di combattimento acquisisce un senso, un’utilità e un’efficacia completamente diverse. Questo è sottolineato in modo impeccabile da Dennis Leri:

Le cose e gli esseri che interagiscono tra di loro portano con sé la propria natura all’interno di un movimento più grande, una “oscillazione persistente”. Nel corso della vita, possiamo condurre il nostro sé a unirsi con la natura tramite l’allenamento, non impiegando una tecnica ma diventando un tutt’uno con quella tecnica, che è la tecnica della Natura. Il praticante fonde la pratica con la sua vera natura per rendere istintive nuove modalità di azione [6].

La tecnica di combattimento come parte del nostro essere

Riportiamo ancora una volta le parole di Morihei Ueshiba:

In effetti, qualunque movimento può divenire una tecnica di Aikido, perciò, in definitiva, non ci sono errori. Questo è il mio consiglio: Apprendete e dimenticate! Apprendete e dimenticate! Fate in modo che la tecnica diventi parte del vostro essere! [5]

Perché studiare tecniche di combattimento: Il consiglio del demone

Quindi applicare la tecnica in accordo con la nostra vera natura. Potremmo chiudere con questa bellissima immagine, ma sarebbe un peccato non citare anche un ultimo “consiglio”:

Ma se hai tempo libero, va’ da un maestro di quest’arte ed esercitati nella tecnica, apprendi i principi e verificali nella tua mente e, trovandoti di fronte all’avversario, combatti con le forze migliori e guarda la morte in faccia senza paura. Allora che cosa potrebbe turbarti? Un guerriero deve stare attento semplicemente al fatto che la sua volontà rimanga ferma [3].

Con questo dovrebbe essere più chiaro perché è importante studiare le tecniche di combattimento.

Per approfondire

[1] Chen Taiji Quan – Maestri e metodi;

[2] Guerrieri metropolitani – Salvatore Brizzi;

[3] La Misteriosa Tecnica della Vecchia Gatta e il Discorso del Demone sulle Arti Marziali;

[4] Kendo – Gli insegnamenti di spada di un maestro zen samurai;

[5] L’Arte della pace – Morihei Ueshiba;

[6] Judo per cinture nere – Moshe Feldenkrais;

[7] La risposta è la domanda – Alejandro Jodorowsky;

La teoria e la pratica nelle Arti Marziali.

Questo articolo è stato scritto senza utilizzare in nessun modo l’IA.

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