La ricerca (e la ricetta) della felicità

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Fotografia di una donna di spalle che guarda il sole in un cielo nuvoloso spalancando le braccia, per l'articolo la ricerca (e la ricetta) della felicità
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La ricerca (e la ricetta) della felicità

La ricerca della felicità, e quindi la sua “ricetta”, rappresenta forse la spinta primaria che ha mosso la quasi totalità delle riflessioni dell’umanità nella storia. Un ricerca complessa, che dura da millenni e che per molti non ha in realtà nessuna reale ricetta o conclusione. Il titolo potrebbe sembrare un po’ spocchioso e, per questa ragione, è necessario premettere che riporteremo solo un principio, trasmesso anch’esso da millenni e fatto proprio anche dall’Arte Marziale. Purtroppo però non tutti “hanno orecchie per intendere” e quindi cercano altrove ciò che in realtà è sempre stato a portata di mano. Per unire la tradizione con la modernità, riporteremo anche un testo di una “recente” canzone che trasmette lo stesso messaggio.

Paradiso e inferno: la ricerca della felicità

Partiamo quindi da un “antefatto”. Per ragioni che ora non ci interessa trattare, in un certo momento della storia dell’umanità, per rendere sopportabile le sofferenze vissute in questa vita “terrena”, si è considerata la possibilità che “all’esterno” esista un posto in cui queste potessero in qualche modo avere fine, e quindi l’essere umano potesse finalmente ottenere la felicità tanto ricercata. L’accesso a questo posto è garantito solo a seguito di un comportamento conforme a una determinata morale, conforme a delle leggi stabilite. In rispetto, se vogliamo, della legge rappresentata dalle forze Yin e Yang, l’esistenza di questo posto ha portato necessariamente alla determinazione del suo opposto, a cui si ha accesso quando invece la sopraccitata morale non viene rispettata. Nella nostra regione del pianeta, questi due luoghi hanno assunto i nomi di Paradiso e Inferno.

È possibile trovarli solo al momento della morte, oppure è possibile “vivere” un paradiso e un inferno anche durante la nostra vita? In questo contesto ci interessa maggiormente riferirci a questa eventualità. In particolare, cercando di capire cosa si intende con Paradiso e Inferno, quando gli si assegna una connotazione leggermente diversa da quella a cui siamo abituati. Ci interessa mostrare in che modo ci si può accostare a questi due concetti nell’ambito marziale della Via del Guerriero. Ed è proprio pensando a questo che abbiamo detto che la ricetta della felicità è a portata di mano, vediamo quindi perché.

Fotografia in bianco e nero di un samurai, per l'articolo la ricerca (e la ricetta) della felicità.

Il samurai e la ricetta della felicità

Un samurai chiese a un maestro di spiegargli la differenza tra il paradiso e l’inferno. Senza rispondergli, il maestro si mise a insultarlo pesantemente. Infuriato, il samurai sguainò la spada per mozzargli la testa. “Questo è l’inferno” disse il maestro prima che il samurai passasse all’azione. Il guerriero, colpito da queste parole, si calmò all’istante e rinfoderò la spada. Dopo che ebbe compiuto questo gesto, il maestro aggiunse: “E questo è il paradiso” [1].

Il piccolo testo, riportato in forma simile anche nel famoso “Intelligenza Emotiva” di Goleman [2], ci mostra quindi come Paradiso e Inferno possano essere anche associati a dei nostri stati d’animo. Abbiamo già incontrato quest’idea quando abbiamo parlato della paura della morte nella Via del Guerriero e, in particolare, nel racconto Cherokee sui due lupi.

La ricetta della felicità è a base di scimmia e cavallo

Non letteralmente, ovviamente. Ci riferiamo a un detto cinese che abbiamo già incontrato parlando dell’importanza del combattimento, della respirazione, delle Sei Armonie e della Mente Ferma: “Cattura la scimmia, doma il cavallo” (qínyuán zhuōmǎ, 擒猿捉马). Per riassumere quanto ci basta, la Mente Emotiva (Xin, la scimmia, associata al fuoco) andrebbe controllata e domata grazie alla Mente Meditativa (Yi, il cavallo, associata all’acqua). Quando questo accade, riusciamo a manifestare la nostra vera Volontà e Azione. Viceversa, siamo preda di Reazioni emotive, spesso incontrollate, e delle nostre paure più o meno profonde. Il racconto del samurai esprime perfettamente questo concetto, mostrandoci come fosse pronto a uccidere un uomo per delle semplici provocazioni (dominio di Xin) e come invece, messo di fronte al suo stato emotivo, sia riuscito a riacquistare la presenza e il controllo necessari da fargli comprendere la follia del gesto (Yi “spegne” Xin).

Inoltre, il racconto è estremamente interessante per le modalità con cui il maestro ha risposto alla domanda del samurai: ha creato per lui una situazione in cui potesse sperimentare direttamente i due stati su cui chiedeva delucidazioni. Ancora una volta, l’Arte come esperienza, attraverso i testi che ci arrivano dal passato, si configura come la modalità migliore per l’apprendimento. Ma come avevamo detto nell’introduzione, vogliamo riportare anche un testo più recente che racchiude lo stesso messaggio.

La ricerca della felicità secondo Franco Tedeschi

Franco Tedeschi, professore e traduttore di Modena non iscritto alla SIAE e meno noto del suo caro amico Francesco Guccini. Questi invece alla SIAE era iscritto, e fece da prestanome al suo amico per permettergli di pubblicare un testo di una canzone che aveva composto. Tuttavia, la canzone venne cantata non da Guccini ma dai Nomadi, e pubblicata come singolo nel 1967 [2]. Questa canzone è proprio quella che vorremmo riproporre e che, probabilmente, avrete sentito diverse volte senza soffermarvi completamente sul testo.

Un figlio dei fiori non pensa al domani

Amico che cerchi il tuo paradiso
L’inferno lo vivi quando hai la paura
La benda che porti tu stesso hai voluto
La crei da solo pensando al tuo futuro
L’inferno, la benda hanno nome “domani”
Il tuo paradiso forse hai nelle mani
Ma tu non lo sai perché pensi al domani
Ma tu non lo sai perché pensi al domani
Amico, non chiedere qual è il tuo destino
Un fiore avvizzisce se pensa all’autunno
I fiori che hai dentro non farli morire
Ma lascia che s’aprano ai raggi del sole
Il sole avvizzisce se pensi al domani
Il tuo paradiso forse hai nelle mani
Un figlio dei fiori non pensa al domani
Un figlio dei fiori non pensa al domani

Non pensare al domani è la ricetta della felicità

Nel brano possiamo ritrovare tutti gli elementi di cui abbiamo parlato poco sopra. La ricerca del paradiso (e quindi della felicità), il vivere l’inferno quando si è preda della paura, e una benda (pensare al domani) che non ci fa vedere che il paradiso è alla nostra portata, nelle nostre mani. Molto interessante anche l’invito a non chiedersi quale sia il proprio destino, invito quindi al non proiettarsi al futuro e seguire il flusso del presente. Ma come possiamo collegare le menti Emotiva e Meditativa con il presente e il futuro?

Smettere di ricercare la felicità è la ricetta della felicità

Mettiamo insieme quanto già detto a proposito di Xin e Yi negli articoli sopraccitati, aggiungendo qualche dettaglio che ci permette di tirare le somme. Xin rappresenta anche il continuo discorso interno, che viene diffusamente associato al pensare. Yang Jwing-Ming afferma:

Per intendere la “mente”, i Cinesi usano anche il termine “Xin”, che letteralmente significa “cuore”; anch’esso denota la presenza di un’idea, ma assai più debole di quella espressa da Yi. Xin viene generata dalle emozioni e da esse influenzata, ed è passiva, al contrario di Yi [3].

Idee e “pensieri” deboli, generati dalle emozioni e da queste influenzati. Questi “pensieri deboli” associati a Xin sono ambientati nel passato o nel futuro. I frequentissimi “avrei potuto…” o “tornato a casa farò…” ne sono solo degli esempi. E facile sperimentare come tutti questi “pensieri deboli” siano spesso fonte di preoccupazione, malinconia, tristezza o paura. E altrettanto facile sperimentare come, in mancanza di totale controllo sugli stessi, spesso si compiano “Reazioni” emotive, non realmente “volute” di cui nella grande maggioranza dei casi ci si pente. Vivere continuamente nei pensieri passati e futuri ci fa “perdere di vista”, come la benda della canzone, il momento presente.

La felicità è nelle tue mani qui e ora

Al contrario di Xin, a Yi è associata la Volontà e il pensiero intuitivo che, come abbiamo visto, è strettamente connesso al momento presente e alla presenza. Quel “sesto senso che non sbaglia mai” che ci porta a svolgere delle Azioni (non più reazioni) lucide e impeccabili. Ricercare la felicità fuori, assegnarla a qualcosa di esterno, non fa altro che alimentare quei “pensieri deboli” associati alla mente Xin. La ricetta consiste invece nel cercarla nel momento presente, grazie alla mente meditativa e intuitiva Yi. In questo modo ci togliamo quella benda che non ci permette di vedere “la felicità nelle nostre mani”. Lo stato che cerchiamo di descrivere è ben rappresentato dall’ultimo dialogo del film “La forza del campione” tratto dal libro di Dan Millman “La via del guerriero di pace”:

Socrate: Dove sei Dan?
Dan: Qui
Socrate: Che ora è?
Dan: Adesso
Socrate: Che cosa sei?
Dan: Questo momento.

Per approfondire

[1] Il dito e la luna;
[2] Death of a Clown, canzone la cui cover dei Nomadi è Un figlio dei fiori non pensa al domani;
[3] La via del guerreiro di pace;
La paura della morte e la Via del Guerriero;
Perché nelle Arti Marziali è importante il combattimento;
Arti Marziali e respirazione;
Le Sei Armonie, Liu He;
Mente ferma, Attenzione e Concentrazione;
L’Arte come esperienza e l’incredulità;
Zhuangzi, l’Arte di seguire il flusso;
Il Sesto Senso non sbaglia mai;

Questo articolo è stato scritto senza utilizzare in nessun modo l’IA.

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