Il sesto senso non sbaglia mai
È eccessivo affermare che il sesto senso non sbaglia mai? Bisognerebbe innanzitutto capire cosa si intende per sesto senso. Quando crediamo che sia il sesto senso a darci una risposta, è davvero lui? Nonostante si cerchi sempre una posizione centrale e centrata, distante da estremi e generalizzazioni superficiali, vedremo che forse quella in apertura non è un’affermazione così esagerata. Anche in ambito marziale, che è sempre quello che più ci interessa, affidarsi al sesto senso, come d’altronde abbiamo già evidenziato in altre occasioni, può fare la differenza e salvarci in più di un’occasione. Per iniziare, vediamo un piccolo racconto che ci servirà da punto di partenza per le nostre riflessioni.
Il sesto senso non sbaglia mai: la guardia e il ladro
Un uomo lavorava in un cantiere. Ogni sera, per uscire dal cantiere, doveva passare le verifiche di controllo di una guardia. Ogni sera, usciva con la carriola da lavoro ricoperta di paglia e ogni sera veniva ispezionato. La guardia lo osservava circospetta, ispezionava scrupolosamente l’uomo, la carriola e la paglia, perché sospettava che l’uomo rubasse qualcosa. Ma non trovando niente lo lasciava andare. Ogni sera, si ripeteva lo stesso episodio. L’uomo passava con la carriola, la guardia lo fermava, ispezionava scrupolosamente l’uomo, la carriola e la paglia, ma non trovando niente, lo lasciava andare.
Esasperato, una sera la guardia guardò l’uomo negli occhi e gli disse: “Ti ho visto uscire da qui ogni sera con la carriola ricoperta di paglia. Non sono riuscito a trovare niente né sotto i tuoi vestiti né sotto la paglia, ma sono certo che tu abbia rubato. Te lo prometto, non dirò niente al capo, ma dimmi che cosa rubi e come fai a fregarmi sempre. Sto diventando pazzo!”
L’uomo si limitò a sorridere e gentilmente gli rispose: “D’accordo, te lo dirò. Io sto rubando carriole!” [1].
Il sesto senso della guardia non sbaglia
Oltre a confermare che i segreti si trovano in superficie, dal momento che l’oggetto della refurtiva era costantemente di fronte agli occhi della guardia e che per questo non lo riteneva importante, il racconto ci mostra proprio la potenza della sua capacità intuitiva. La sua intuizione, oltre che essere esatta, era enormemente specifica: non si è limitato a percepire che l’uomo stesse facendo “qualcosa di losco” ma aveva capito che fosse proprio un ladro. È interessante notare come la guardia non fosse neanche consapevole di cosa, esattamente, nel comportamento dell’uomo lo avesse convinto che fosse un ladro. Inoltre, in ogni controllo la sua capacità analitica non metteva in evidenza niente di anomalo. Vediamo quindi la prima contrapposizione importante che ci guiderà in questo articolo: la mente intuitiva può vedere qualcosa che la mente analitica non riesce a cogliere. Quindi, definiamo innanzitutto cosa sono e che caratteristiche hanno queste due “menti”.
Sesto senso e mente intuitiva
Per provare a definire la mente intuitiva, e quindi il nostro “sesto senso”, riportiamo la definizione data da Carl Gustav Jung:
L’intuizione è una sorta di percezione istintiva, noncurante della natura dei suoi contenuti… Attraverso l’intuizione ciascun contenuto si presenta come un tutto… La conoscenza intuitiva possiede una natura intrinseca di certezza e convinzione che mise in grado Spinoza di confermare la scientia intuitiva come la forma più elevata di conoscenza.
L’intuizione ha quindi la capacità di percepire “un tutto”, non un insieme di singole parti. Non si sofferma su un dettaglio ma sulla visione d’insieme e su cosa questa suscita. L’etimologia della parola aiuta la nostra ricerca. Infatti, intuire deriva da in, “dentro”, e tueri, “guardare”. Quindi, “Veder dentro, Guardar dentro attentamente, specialmente con l’occhio della mente, che ratto apprende”[2][3]. Quest’ultima frase riporta alla memoria alcuni concetti già espressi in passato, che approfondiremo a breve e ci permette di capire anche da cosa deriva la capacità dell’intuizione di percepire “un tutto”. Prima, però, vediamo cosa si intende con mente analitica e perché per certi versi questa si contrappone alla mente intuitiva.

La mente analitica
Il termine analisi deriva dal greco anàlysis, scioglimento, che a sua volta deriva dal verbo analýo, scompongo, composto dall’intensivo anà e da lýo, ‘sciolgo’. Con analisi ci si riferisce quindi a un metodo di studio che consiste proprio nella scomposizione di un tutto nei suoi elementi costitutivi [4]. Dove l’intuizione percepisce il tutto, quindi, l’analisi lo scompone. La mente analitica è quindi esperta nella scomposizione e nello studio delle singole parti. Di conseguenza, il passo successivo svolto dalla mente analitica è quello della sintesi.
Questo termine deriva da Syn, insieme, e Thesis, azione di porre. Sta a indicare, appunto, l’azione del mettere insieme [5]. Ma cosa mettiamo insieme? Proprio i risultati della nostra analisi. Il problema di questo approccio analitico si manifesta immediatamente. La nostra sintesi sarà tanto migliore quanto poco avremmo trascurato in fase di analisi.
Analisi: fermare la mente su un dettaglio
Nell’articolo “Mente ferma, attenzione e concentrazione” abbiamo riportato un estratto che ci tornerà utile a proposito proprio dell’infallibilità del sesto senso:
Se stai di fronte a un albero, e guardi una sola delle sue innumerevoli foglie rosse, non vedrai tutte le altre. Quando l’occhio non si ferma su un’unica foglia e stai davanti all’albero con la mente limpida, allora vedrai tutte le infinite foglie. Ma se l’occhio si fermerà su una foglia sola, sarà come se le altre non esistessero [6]
La mente analitica, portata e separare, si sofferma su un dettaglio per volta. Questo non è un problema se dobbiamo usarla per risolvere un equazione scritta in un foglio: l’equazione resta lì, invariata, finché non la risolviamo. Diventa invece un problema se proviamo a usare la mente analitica con fenomeni istantanei. Nel momento in cui percepisco una foglia, infatti, le altre non esistono.
Un sistema caotico
Viene definito caotico un sistema in cui anche a piccole variazioni delle condizioni iniziali conseguono enormi variazioni dello stato finale [7]. Il famoso effetto farfalla descrive simpaticamente un sistema di questo tipo. Poniamo quindi di analizzare con la nostra mente un sistema caotico: fermandoci su un dettaglio, perdiamo di vista tutti gli altri che potenzialmente hanno effetti enormi sul risultato finale. La nostra sintesi non potrà quindi che essere affetta da errori. Il problema però non sta nella mente analitica, sta nel fatto che non è utilizzabile in tutte le situazioni. Non possiamo usarla per studiare sistemi caotici (a meno di non accettare di poter sbagliare, e in alcuni casi tanto); non possiamo usarla per prendere decisioni istantanee. In questi casi, ci viene in aiuto la mente intuitiva.

Il sesto senso che non sbaglia: la mente intuitiva
Se non fermiamo la mente su nulla in particolare (quindi se non usiamo la sua capacità analitica), le diamo la possibilità di manifestare le sue capacità intuitive. Le sue conclusioni sono basate sulla totale apertura alla percezione e sulla visione d’insieme istante per istante. Questa totale apertura richiede, manco a dirlo, presenza mentale. Fermare la mente su un pensiero o su un flusso di pensieri non ci permette di accedere a questo tipo di intuizioni. Basti considerare come, per esperienza comune, catturati dal flusso di pensieri, ci si dimentichi di azioni fatte durante il totale assopimento (tipico esempio: dove ho messo gli occhiali che ho in testa). Interessante, come ulteriore esempio, il racconto del maestro di spada Munenori e del suo allievo.
Il sesto senso di Yagyu Munenori non si sbagliava
Yagyu Munenori, che aveva il titolo onorifico di Tajima no Kami, era il Maestro d’armi e il consigliere degli shogun Tokugawa. Un giorno, passeggiando nel suo giardino in un bel pomeriggio di primavera, sembrava completamente assorto nella contemplazione dei ciliegi in fiore. A pochi passi da lui, un giovane servitore lo seguiva portando una sciabola. Un’idea attraversò la mente del ragazzo: “Malgrado tutta l’abilità del mio Maestro con la sciabola, sarebbe facile attaccarlo adesso alle spalle, mentre è incantato dai fiori di ciliegio”. In quell’istante preciso, Tajima no Kami si girò e cercò intorno a sé come se volesse scoprire qualcuno che si era nascosto. Inquieto, si mise a perlustrare ogni angolo del giardino. Non trovando nessuno, si ritirò nella sua camera, molto preoccupato.
Un servitore infine gli chiese se stesse bene e se desiderasse qualche cosa. Tajima rispose: “Sono profondamente turbato a causa di uno strano incidente che non riesco a spiegarmi. Grazie alla lunga pratica nelle arti marziali, riesco a percepire ogni pensiero aggressivo nei miei confronti. Quando ero in giardino, mi è capitato proprio questo. A parte il mio servitore, non c’era nessuno, neanche un cane. Non riuscendo a spiegare la mia percezione, sono scontento di me”. Sentendo ciò, il giovane ragazzo si avvicinò al Maestro e confessò l’idea che gli era venuta quando si trovava dietro di lui. Chiese umilmente perdono. Tajima no Kami si rilassò e, soddisfatto, tornò nel giardino [8].
Non stiamo parlando di automatismi
Quando affermiamo che l’intuizione ci supporta notevolmente nel prendere decisioni istantanee, non stiamo assolutamente parlando di automatismi o, che dir si voglia, reazioni automatiche. Dal momento che la prima si manifesta grazie alla presenza e alla “non-mente” e le seconde sono incontrollate e inconsapevoli, è abbastanza evidente come siano casi ben differenti. Inoltre, è nuovamente esperienza comune constatare come una reazione automatica, magari suscitata da un’emozione come rabbia o paura, porti spesso a conseguenze inaspettate e/o spiacevoli. L’intuizione non nasce dalla paura o dalla rabbia ma dalla calma, dalla quiete.
Il sesto senso non sbaglia mai: il combattimento
A tal proposito abbiamo già visto come il combattimento necessiti un “lasciarsi andare alle intuizioni” e come, a tal fine, fosse necessario “Catturare la scimmia e domare il cavallo”. Anche l’attaccamento al risultato rema in direzione contraria alla nostra intuizione, non permettendoci di vivere il confronto in quiete ma, anzi, estremamente tesi. L’intuizione è quella che permette all’uomo del Zhuang Zi di seguire il flusso dell’acqua, che ha permesso a Bokuden di vincere senza combattere, che ha permesso a Musashi di sconfiggere Ganryu con un remo. Come sempre tutto estendibile a qualsiasi altro tipo di “confronto”. La potenza dell’intuizione è funzione della nostra capacità di percepire l’attimo presente e di conseguenza anche della nostra capacità di Ascolto. Sulla base di quanto detto quindi, sì, potremmo sicuramente affermare che il sesto senso (e quindi l’intuizione) non sbaglia mai.
Per approfondire
[1] La Via del Samurai Spirituale – Mark Johnson;
[2] Etimologia di intuire – Una parola al giorno;
[3] Etimologia di intuire – Etimo.it;
[4] Etimologia di analisi – Una parola al giorno;
[5] Etimologia di sintesi – Etimo.it;
[6] Kendo – Gli insegnamenti di spada di un maestro zen samurai;
[7] Teoria del caos – Wikipedia (italiano);
[8] Storie e racconti delle Arti Marziali – Pascal Fauliot;
Dodici poesie dall’Arte della Pace;
Strategie di insegnamento e tecniche segrete nelle Arti Marziali;
Perché nelle Arti Marziali è importante il combattimento?
Mente ferma, attenzione e concentrazione;
Con quale obiettivo combattere?
Zhuang Zi, l’Arte di seguire il flusso;
L’Arte di combattere senza combattere;
Ting Jin, l’Ascolto nelle Arti Marziali tradizionali cinesi.







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