Differenza tra strategia e tattica nelle Arti Marziali
Conoscere la differenza tra strategia e tattica è importante e non solamente per chi si dedica allo studio delle Arti Marziali. Questa differenza viene spesso fatta risalire alla pietra miliare della strategia militare: l’Arte della Guerra di Sun Zi (Sun Tzu, Sūnzǐ Bīngfǎ, 孙子兵法). Come vedremo, il parlare di strategia e tattica in questo caso è legato alla scelta di chi traduce il testo. Tuttavia, i principi collegati a questa suddivisione restano validissimi e come scritto in apertura estremamente utili per chiunque. Per iniziare, vediamo quindi cosa si intende per strategia e tattica.
Differenza tra strategia e tattica: la Strategia
Da un punto di vista etimologico, “Strategia” ci viene fortemente in aiuto nell’analizzare il suo significato. L’origine è da ritrovarsi infatti nel composto strategós (condottiero), originato da stratós (esercito) e ágo (condurre) [1]. La strategia è qualcosa quindi che interessa principalmente chi conduce l’esercito e, solitamente, è in disparte. Non a caso, tutti i giochi in qualche modo legati alla strategia militare vedono due giocatori confrontarsi e nello scegliere come muovere dei pezzi nel tabellone di gioco. Non troppo diverso da ciò che doveva fare lo stratega su un reale campo di battaglia. La strategia prevede quindi una visione d’insieme della situazione e un’analisi della stessa. Si ricade pertanto nel campo della pianificazione e dei “tempi dilatati”.
Differenza tra strategia e tattica: la Tattica
Sempre avvalendoci dell’aiuto dell’etimologia della parola, possiamo scoprire cosa distingue quindi la tattica dalla strategia. Tattica trova le sue origini, infatti, da taktiké che a sua volta deriva dal verbo tàssein (ordinare). Nel mettere in ordine viene così richiamata l’immagine di un’azione nel suo svolgersi, propriamente la principale differenza con la strategia. Sostanzialmente, la tattica ha una tempistica molto ridotta rispetto alla strategia, addirittura potrebbe riferirsi a un azione istantanea, in tempo reale, non pianificata in precedenza ma adattata alle circostanze.
Strategia e tattica nell’Arte della Guerra
Nel testo di Sun Zi, non si parla propriamente di strategia e tattica ma di piano d’attacco (móu gōng, 谋攻) e di forma militare/dell’esercito (jūn xíng军形). L’associazione dei termini è quindi più che altro legata ai concetti espressi dal testo, che riporteremo a breve. Pertanto, quando negli estratti si leggerà “formazione” o “tattica”, benché nella nostra lingua non siano sinonimi sono da intendersi come tali. Analogamente, dove si leggerà strategia/stratega si consideri che nel testo si parla spesso, più che altro, di generale (Jiāngjūn, 将军) e di abile militare (Shànyòng bīng, 善用兵). Detto questo possiamo passare al definire ancor meglio, attraverso l’Arte della Guerra, le differenze tra strategia e tattica.

Quando usare la strategia e quando usare la tattica
Il disordine nasce dall’ordine, la codardia nasce dal coraggio, la debolezza nasce dalla forza. Ordine e disordine dipendono dalla pianificazione, coraggio e codardia dalla potenza, forza e debolezza dalla formazione [3].
Nella prima parte, Sun Zi ci ricorda uno dei principi alla base delle Arti Marziali tradizionali cinesi rappresentato, come abbiamo visto, dal simbolo del Taijitu. Yin e Yang nascono l’uno dall’altro e si alternano continuamente. Fissato questo punto fondamentale viene associata all’alternanza Ordine/Disordine la pianificazione/strategia, a Coraggio/Codardia la potenza, a Forza/Debolezza la formazione/tattica. In queste poche righe possiamo già leggere la differenza tra strategia e tattica di cui stiamo parlando. La forza o debolezza è legata a una buona tattica, non tanto alla reale forza “fisica” o militare. La storia ci ha offerto diversi esempi di questo, ma quello più famoso e emblematico è forse quello dei famosi 300 spartani nelle Termopili. In ogni caso le tre variabili da considerare sono quindi la strategia (pianificazioni), la capacità di agire con coraggio e la tattica (azioni sul campo).
La strategia
Lo stratega, dunque, è paragonabile allo shuairan, il serpente del monte Heng che, colpito alla testa, reagisce con la coda, colpito sulla coda attacca con la testa, colpito in mezzo al corpo, risponde con testa e coda insieme [3].
Chi è in grado di ottenere la vittoria adattandosi alla mutevolezza del nemico può essere definito un dio [3].
La pianificazione non è da intendersi come qualcosa di fisso e non suscettibile a variazioni. La strategia definisce l’obiettivo a lungo termine (da ottenere poi con diverse tattiche, come vedremo più avanti). La visione è precisa e focalizzata, ma non statica. L’obiettivo non cambia ma la pianificazione potrebbe. D’altronde per perseguire lo stesso obiettivo si possono imboccare più strade. Il serpente del monte Hang vuole difendersi (obiettivo) dopodiché si difende anche in funzione delle diverse circostanze che si presentano (cambiando tattiche).
La strategia è inoltre, come accennato in precedenza, associata alla mente analitica, proprio per la tempistica dilatata che la contraddistingue.
Un’altra differenza tra strategia e tattica
Tutti conosceranno la formazione con la quale ho vinto, ma nessuno comprenderà come ho deciso la formazione vincente [3].
Da questo estratto si evincono due concetti importanti: la strategia sceglie le tattiche, le tattiche usate divengono note ma la strategia con cui sono state scelte no. Le tattiche sono quindi strumento della strategia, come per certi versi era intuibile anche dalle loro caratteristiche temporali evidenziate sopra. Dal momento poi che è inevitabile che il nemico “veda” la nostra tattica, nel momento in cui la usiamo contro di lui, è bene preservare con una certa segretezza qual è la nostra strategia. A tal proposito, le tattiche possono anche essere usate proprio per nascondere la strategia.
La tattica
Le tattiche indirette, applicate efficientemente, sono inesauribili come il cielo e la terra, senza fine come il corso dei fiumi e ruscelli; come il Sole e la Luna, finiscono per poi ricominciare, come la quattro stagioni, passano per poi tornare nuovamente.
Il termine “indirette” nell’estratto è traducibile anche come “insolite”. La tattica imprevedibile, insolita e indiretta (che non colpisce direttamente) è quindi una soluzione senza tempo. Ovviamente il fatto che una tattica abbia questi requisiti dipende dalla situazione, questo presuppone nuovamente l’applicazione del principio di Ascolto citato più volte. Abbiamo visto che la tattica è caratterizzata da intervalli temporali più brevi. Le decisioni vanno quindi prese in modo più repentino ed è importante, per questo, avere una quadro generale di ogni cambiamento il prima possibile. Potremmo quindi associare la tattica alla mente ferma, al sesto senso e alla presenza.
Differenza tra strategia e tattica nel combattimento
Basandoci su ciò che abbiamo scritto fin’ora, possiamo affermare che il combattimento sia più che altro dominio della tattica, in quanto caratterizzato maggiormente da tempi ridotti, poco tempo per “pensare”. Ciò non toglie che nel proprio percorso lungo la Via del Guerriero ci siano momenti da dedicare anche alla strategia. Conoscere e mettere a frutto la distinzione tra strategia e tattica che abbiamo provato a chiarire, anzi, può far la differenza nell’affrontare tantissime problematiche reali. Il famoso detto “hai vinto una battaglia (tattiche), non la guerra (strategie)” ci permette di richiamare facilmente alla memoria la principale differenza tra le due.
Stabilito questo, è pur vero che salvo casi particolari, ad esempio in ambito sportivo con la boxe in cui si delinei una strategia da portare avanti lungo le dodici riprese dell’incontro, usare la mente analitica/strategia in combattimento non porterà buoni risultati, come abbiamo già visto. Vogliamo quindi estrapolare, sempre dall’Arte della Guerra, qualche consiglio a proposito delle tattiche che può rivelarsi sempre utili e presentarlo di seguito.
Tattica: alcuni principi base
Attaccare o difendersi?
Chi non vuole essere sconfitto, assuma una formazione difensiva, chi vuole vincere sferri un’offensiva [3].
Abbiamo parlato in passato dell’avversione verso l’attaccare per primi nei classici della strategia militare cinese. Per cui diamo per scontato che ci si stia riferendo a una situazione in cui già si è “sotto attacco”. Prima di procedere vorremmo presentare anche un’altra traduzione dell’estratto che ha aperto questo paragrafo:
Se non vuoi che ci sia un vincitore, difendi; se vuoi che ci sia un vincitore, attacca.
Il succo del discorso è che una costante difesa porta solo a una situazione di stallo, in cui nella migliore delle ipotesi non c’è un vincitore né uno sconfitto. Questa, in diverse situazioni, può comunque essere una tattica utile, da adottare magari quando si cerca di non disperdere forze, di uscire il più possibile illesi sperando nella resa di chi ci affronta. Tuttavia, come ci fece notare una volta un maestro, protrarre a lungo questa tattica diventa un po’ come giocare alla roulette russa: prima o poi il proiettile arriva (e potrebbe toccare a noi). Se si vuole sbloccare la situazione e far sì che ci sia “un vincitore” (e abbiamo citato la seconda traduzione perché non è detto che questo vincitore siamo noi) bisogna avere la forza e il coraggio di puntare anche a una tattica offensiva.
Attaccare è un rischio ma è il fattore che, nel bene o nel male, fa chiudere l’incontro. Per questo motivo è ovviamente consigliabile non farlo alla cieca, ma seguendo alcuni consigli di Sun Bin che avevamo esposto in passato o una delle prossime tattiche.

Inferiorità numerica
Mi affido alla formazione per vincere su un nemico numeroso e questi non riuscirà a capire come ho fatto [3].
Se è vero che lo studio delle Arti Marziali insegna come la tecnica possa superare la forza, questo è ancor più vero se nel confronto si è in inferiorità numerica. Le tattiche “indirette” e disorientanti sono particolarmente efficaci in questi casi, come nel già citato caso delle Termopili. Tutto ciò che può ridurne il numero (es: colpire il “leader” per spaventare le truppe), nascondere un attacco decisivo o le nostre reali capacità, oppure permetterci di affrontare un avversario per volta, è da prendere in considerazione.
Volgere contro l’avversario la sua forza
Nulla è più difficile del confronto armato. La difficoltà del confronto armato sta nel rendere lineare ciò che è tortuoso e nel volgere a proprio vantaggio ciò che rappresenta un pericolo [3].
Volgere a proprio vantaggio ciò che rappresenta un pericolo è la massima espressione dei principi del Taiji Quan, ma non solo. A costo di ripetersi, l’idea di sfruttare la forza del nemico, il suo attacco, per rivolgerlo contro di lui è un principio connaturato nelle Arti Marziali tradizionali cinesi in genere. Ne abbiamo visto esempi anche parlando della fisica e della geometria nell’Arte Marziale. Insita in questo principio c’è l’idea di cedevolezza e, di conseguenza, bisogna affrontare la paura della perdita.
Repetita non iuvant
Pertanto non ripeterti in caso di vittoria ma piuttosto adatta le tue formazioni all’infinità delle circostanze [3].
Nel caso delle tattiche no, repetita non iuvant. Chiunque si sia confrontato in combattimento con un avversario anche mediamente abile sa che, ripetendo anche solo la seconda volta la stessa tecnica nello stesso contesto, si rischia grosso. D’altronde le tattiche a nostra disposizione sono innumerevoli come le circostanze. La capacità di cogliere le piccole sfumature permette di intuire la tattica che calza perfettamente alla situazione in corso e di trasformare davvero il combattimento in una performance artistica. È bene ricordare, però, che perché ciò sia possibile è necessario un certo tipo di rilassamento e di conseguenza assenza di paura.
Essere come l’acqua
La formazione di un esercito deve assomigliare all’acqua. L’acqua rifugge le altezze e precipita verso il basso [3].
Per concludere, abbiamo visto proprio di recente come una caratteristica dell’acqua sia stare dove normalmente non si vuole stare. La sua capacità di rifuggere le altezze, la fama, e stare in basso, umile, è una caratteristica fondamentale di una tattica vincente. Se intendiamo poi che più in generale una tattica deve assomigliare all’acqua, potremmo riproporre tutti i concetti già espressi in precedenza.
Per approfondire
[1] Etimologia di Strategia;
[2] Etimologia di Tattica;
[3] L’Arte della Guerra;
I significati di Dao e di Taiji;
I significati di Yin e Yang;
Ting jin, l’Ascolto nelle Arti Marziali tradizionali cinesi;
Perché nelle Arti Marziali è importante il combattimento;
Il sesto senso non sbaglia mai;
Mente ferma, attenzione e concentrazione;
Strategie di insegnamento e tecniche segrete nelle Arti Marziali;
Le otto strategie di Sun Bin;
La fisica e la geometria dell’Arte Marziale;
Le tre paure da vincere nella pratica;
Con quale obiettivo combattere;
Fang Song, un rilassamento attivo;
La paura della morte e la Via del Guerriero;
Essere come l’acqua e la Via del Guerriero;
Diventare famosi o essere ignorati.







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